Campionato di Giornalismo la Nazione

Chiuso per neve

ERA DAL 2012 che nella nostra piccola Empoli non si verificavano nevicate intense, e dopo 6 anni, è finalmente tornata la neve nelle nostre strade. Colpa (o merito?) di una perturbazione proveniente dalla Siberia. Ma è Burian o Buran? Le ultime notizie meteo riportano entrambi i nomi così ci siamo chiesti se le due parole fossero sinonimi o se ci fosse una qualche differenza. A questa domanda ha risposto un post che abbiamo trovato sul sito internet dell’Accademia della Crusca (un’istituzione formata da studiosi ed esperti della lingua italiana). La parola burán, di probabile origine turca, indica una perturbazione nevosa tipica delle steppe asiatiche. La parola burja, la cui derivazione è legata a parole come infuriare e mugghiare, indica una tempesta in modo generico (nel sito della Crusca si legge: «Si deve probabilmente alla confusione con questa voce la variante burian, che è del tutto immotivata»). ABBIAMO scoperto anche una parola italiana quasi omofona: la buriana. Questa è di derivazione latina e significa «vento freddo di tramontana », oppure burrasca o temporale (di tipo estivo). Nella zona tirrenica, soprattutto in Toscana questa parola è usata anche per indicare baldoria e trambusto. Ossia quello che abbiamo fatto noi quando ci hanno comunicato che la scuola sarebbe stata chiusa... DUNQUE, il nostro nuovo amico è Buran. Il gelido vento proveniente da mord-est che durante la stagione invernale soffia sulle lande siberiane abbattendosi poi in Europa portando precipitazioni nevose. In alcune zone della Siberia possono essere raggiunte anche temperature fra i -50°C e i 60°C. Invece in Europa le temperature possono (raramente) arrivare a -30°C. NEGLI ULTIMI secoli le sue visite in Europa sono state frequenti, anche se in passato più che adesso. Alcune di queste visite sono diventate leggendarie. Nel febbraio del 1956 ci fu la ‘nevicata del secolo’: un mese di freddo intenso (con temperature che toccarono i -34°C in Valle d’Aosta e -21°C sul monte Cimone, al confine tra Emilia e Toscana) e violente tempeste di neve che colpirono tutta Italia, in particolare il centro. NEL GENNAIO del 1985, e alcuni nonni se lo ricordano bene, la Toscana perse per colpa del freddo centinaia di uliveti secolari (secondo Coldiretti «le gelate del 1985 hanno compromesso il 90% degli ulivi toscani, ma danni superiori al 50% si sono verificati anche in Liguria, Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Lazio, Campania, Molise e Basilicata con una strage di almeno 30 milioni di piante».). Anche questo inverno entrerà tra i leggendari? Nel nostro cuore lo è già: grazie per il giorno di vacanza!

Classe 2H

PER VISUALIZZARE LA PAGINA CLICCA QUI