Campionato di Giornalismo la Nazione

Un’epidemia silenziosa

AUMENTANO i comportamenti violenti tra i ragazzi e sempre più spesso le aggressioni si spostano sui social network. Ma che cosa induce un giovane a comportarsi da bullo? E, di contro, come si diventa vittima? Il bullismo consiste in una serie di comportamenti aggressivi, fisici e psicologici, nei confronti di soggetti che non sono in grado di difendersi. Si basa su tre presupposti: intenzionalità, persistenza nel tempo e asimmetria nella relazione. I ruoli del bullismo sono ben definiti in quanto da una parte ci sono i bulli, coloro che compiono comportamenti violenti e dall’altra ci sono le vittime, coloro che invece subiscono tali atteggiamenti. I comportamenti violenti consistono quasi sempre in offese, insulti, derisione per l’aspetto fisico, diffamazione, esclusione fino ad arrivare a vere e proprie prepotenze fisiche. SI MANIFESTANO in rete attraverso «atteggiamenti vessatori» che vengono messi in atto sui social network dove il bullo può mantenere l’anonimato. Purtroppo il cyberbullismo, o meglio l’uso incontrollato dei social per sfogare violenze e cattiverie gratuite nei confronti delle persone, è diventato un fenomeno con il quale dobbiamo fare i conti quotidianamente. Ma perché il cyberbullismo può essere considerato più pericoloso di quello tradizionale? I comportamenti prevaricatori del bullismo classico non sono così estesi come quelli compiuti sul web: internet espande e rende immortali commenti, immagini, espone ad una vergogna collettiva che sembra non avere soluzioni, in ogni momento della giornata, in un mondo in cui le relazioni umane sono solo online. Una goccia nell’oceano della rete, dove ogni giorno 175.000 ragazzi accedono per la prima volta, un bambino ogni mezzo secondo, con più di 2 giovani su 5 connessi almeno 5 ore. Sia che si tratti di bullo o di vittima, in entrambi i casi incide l’autostima. IL BULLO mostra un’alta opinione di sé, combinata a manie di grandezza, ma spesso non si sente realmente così e usa l’aggressività per emergere nel gruppo; ecco che arriva a cercare l’attenzione degli altri riempiendo le bacheche di messaggi negativi senza rendersi conto della gravità della situazione. Le storie dei «bullizzati» sono tutte invece molto simili: sono ragazzi che hanno zero fiducia negli amici, pochissimi quelli veri, scarsa autostima e difficoltà a esprimere le emozioni. C’è chi si nasconde in casa, chi rifiuta i contatti, chi mangia di tutto, chi diventa anoressico e chi si fa male da solo, talvolta fino ad arrivare al suicidio: tutto questo senza avere il coraggio di opporsi alle provocazioni e denunciare ciò ad un adulto. Ma come è possibile prevenire questo fenomeno in continua evoluzione?

Classe 1B

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