Campionato di Giornalismo la Nazione

Una laurea in … “felicità”

“A TUTTI gli uomini è riconosciuto il diritto alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità”. La Dichiarazione di Indipendenza americana del 4 luglio 1776 rivendica con questa frase i diritti naturali, riconosciuti per la prima volta a ciascun individuo. Mai, fino ad allora, la parola “felicità” era stata accostata a quella di “diritto”, garantendone l’accesso alle singole persone nonché all’intera collettività. Un magnifico concetto, ma nella realtà quotidiana ciascuno di noi è davvero in grado di accedere alla felicità o piuttosto deve ritrovarsi a fare i conti con i propri sogni disattesi? SE CHIEDESSIMO ai nostri conoscenti che cos’è la felicità, si otterrebbero probabilmente tante definizioni quante le persone interpellate. Chi direbbe che è uno stato emotivo che provoca appagamento, chi la identificherebbe in valori che danno un senso alla vita, chi la intenderebbe come soddisfazione di propri desideri o inclinazioni individuali. Difficilmente avremmo, pertanto, risposte precise e concordanti. Resta il quesito se essa sia da considerarsi come uno stato duraturo o invece un attimo fugace destinato rapidamente alla scomparsa, rimanendo solo nei ricordi. Di fronte a questo quadro complesso bisogna forse arrendersi dinanzi alla reale possibilità che lo Stato possa garantire ai propri cittadini l’accesso alla felicità, dal momento che non è neanche possibile dare una definizione precisa della stessa. CIONONOSTANTE, in America persistono, creando veri e propri corsi accademici di “felicità”, a quanto pare i più seguiti. Il corso di Psychology and the Good Life, tenuto dalla psicologa 42enne Laurie Santos presso l’università di Yale dal 12 gennaio scorso, è arrivato ad essere in poche settimane il più numeroso dei 317 anni di vita di questo ateneo, tra i più famosi al mondo: vi si sono iscritti infatti ben 1200 studenti, al punto che le aule non bastano più a contenerli. La docente ha spiegato al New York Times che “Gli studenti sono interessati perché negli ultimi anni del liceo hanno dovuto mettere in secondo piano la loro felicità per essere ammessi a scuola, adottando abitudini di vita dannose che hanno portato a quelle che si chiamano ‘crisi di salute mentale’, che si vedono in posti come Yale”. QUEL CHE È CERTO è che oggi come non mai la ricerca delle felicità è importante: nelle aule scolastiche e universitarie, fino nelle case, negli uffici, nelle fabbriche, nei grandi magazzini; ma sta a noi e solo a noi trovarla, come ci sprona Roberto Benigni: “E anche se lei qualche volta si dimentica di noi, noi non ci dobbiamo mai dimenticare di lei, fino all’ultimo giorno della nostra vita”.

Classi 3B, 3C, 3D, 3E

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