Campionato di Giornalismo la Nazione

Quale modello di scuola?

LA QUALITÀ delle scuole europee è misurata da test di valutazione tra cui il più accreditato è l’ Ocse- Pisa, che ha individuato i sistemi educativi più efficaci. Al vertice la Finlandia, con rigorosa selezione del personale docente e programmazione libera con materie come cucina, musica, falegnameria, metallurgia e tessitura, minimo compito a casa, tante attività extracurricolari. Due soli cicli: la primaria, obbligatoria, dai 7 ai 16 anni e la secondaria, facoltativa, dai 16 ai 19, che prepara all’Università o al lavoro. Segue il sistema Estone, anch’esso suddiviso in due cicli: la primaria dai 7 ai 16 anni e la secondaria, organizzata in corsi obbligatori e facoltativi che lo studente può scegliere in modo flessibile. LA FORZA del sistema sono i curricula basati sulle competenze: l’educazione si organizza intorno all’alunno e discipline, tradizionalmente separate, possono essere insegnate insieme per formare l’alunno all’interdisciplinarietà attraverso pratica e creatività anziché pura conoscenza. Al terzo posto la Polonia, con tre cicli educativi: la scuola primaria, dai 6 ai 12 anni, che si conclude con un esame per l’ammissione alla scuola secondaria inferiore, dai 12 ai 15 anni. CHI prosegue sceglie tra il liceo, che dura 3 anni, oppure il tecnico che ne dura 4 con esame finale per entrambi, la “matura”. Questa organizzazione, pur simile alla nostra, ha risultati migliori, perchè il sistema polacco prevede un continuo aggiornamento delle riforme per garantire la risoluzione immediata dei più piccoli problemi. Ecco i Paesi Bassi, in cui, come in altri stati del Nord Europa, lo Stato sceglie il percorso educativo degli alunni, che, al termine della scuola primaria, che va dai 4 ai 12 anni, vengono smistati, tramite un test, tra professionale, tecnico, liceo, nella secondaria. Infine la Svizzera: ogni cantone gode di ampia autonomia, ma l’organizzazione più diffusa prevede una scuola primaria dai 6 ai 12 anni, seguita da varie tipologie di scuola secondaria, a cui si accede in base ai voti ottenuti, come per l’ Olanda. LA FLESSIBILITÀ degli insegnamenti superiori, che asseconda e coltiva gli interessi individuali e un’organizzazione più partecipativa e meno trasmissiva del sapere contraddistinguono questi sistemi. Non ci convince la limitazione della libertà, nei paesi in cui la scelta della scuola non è dello studente, ma imposta dai risultati ottenuti. E’ giusto a 12, 14 o 16 anni, bollare un alunno, estrometterlo dagli studi universitari, impedendogli l’accesso alle professioni più prestigiose? La scuola italiana, che punta sulla libertà e sull’inclusione a tutti i livelli, deve migliorare la preparazione senza compromettere la libertà di scelta, principio fondamentale della scuola italiana.

Classe 3D - Tutor: Barbara Giuliattini

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