Campionato di Giornalismo la Nazione

La cultura contro la mafia

FREDDO, nebbia e grandine non hanno fermato gli alunni e le professoresse delle classi 3B e 3F della scuola media Salvemini-La Pira nel loro percorso sulla legalità. Un viaggio emozionante dal 12 al 16 febbraio, accompagnato dalle spiegazioni di Pippi Salerno, mediatrice di Libera, che ha mostrato ai ragazzi le due anime di Palermo: una culturale, fatta di monumenti storici arabo-normanni e l’altra di memoria mafiosa, di luoghi cioè dove sono avvenute stragi ancora impresse nella mente come quelle di Capaci e via d’Amelio. Il viaggio della legalità, organizzato da Libera, il g(i)usto di viaggiare, è iniziato dal quartiere palermitano della Kalsa, dove sono cresciuti i due magistrati, Falcone e Borsellino, divenuti simbolo della lotta a Cosa Nostra. Un itinerario nella storia, che ha portato i ragazzi fino al Memoriale di Portella della Ginestra, eretto in ricordo della strage mafiosa del 1947 che provocò la morte di undici contadini. Un percorso fatto anche di speranza e di impegno civile come hanno dimostrato le storie ascoltate nel quartiere Brancaccio al centro “Padre Nostro”, fondato da padre Puglisi. Qui, un gruppo di giovani volontari continua l’opera di 3P, togliendo i bambini dalla strada e dando loro un’educazione perché la cultura e il lavoro possono combattere la mafia. Anche la storia di Libero Grassi, ascoltata nei locali del movimento “Addio Pizzo”, ha lasciato agli studenti un messaggio importante: l’unione fa la forza. L’uccisione del commerciante palermitano, che si è rifiutato di pagare il pizzo e lo ha fatto sapere a tutti con uno scritto, passato alla storia come “lettera al caro estortore”, ha messo in moto un processo inarrestabile che, promosso da un gruppo di giovani con lo slogan “Un intero popolo che paga il pizzo, è un popolo senza dignità”, ha portato più di mille commercianti e 13 mila persone ad aderire a questo consorzio la cui sede è in un appartamento prima utilizzato per il contrabbando di sigarette dal boss Masino Spadaro. Altri beni appartenuti alla mafia sono oggi adoperati dalla collettività o dalle associazioni: la Cantina Centopassi si trova sul primo terreno confiscato dallo Stato. Il nome di questa cooperativa deriva dal film di Marco Tullio Giordana dedicato Peppino Impastato. La visita alla sua casa, a Cinisi, e i 100 passi fatti dagli studenti per raggiungere l’abitazione del boss Badalamenti, mandante del suo omicidio, rimarranno impressi nella mente dei protagonisti di questa esperienza. Dalle storie ascoltate in questi giorni siciliani è arrivato un messaggio forte: lo Stato siamo Noi, tutti i giovani insieme devono lottare per un futuro migliore, non bisogna fare niente di particolare, ognuno deve solo fare il proprio dovere. La forza dei giovani, lo studio e il lavoro sono le prime armi con cui si può combattere la mafia.

Classe 3F

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