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Immigrazione e sicurezza

NEL SUO LIBRO su «Immigrazione e sicurezza in Italia», il sociologo Marzio Barbagli, dell’Università di Bologna, ha mostrato che prima degli anni ‘70, negli Stati Uniti come in Europa e in Australia, i migranti avevano un tasso di criminalità inferiore agli autoctoni. Poi in Europa, per alcuni reati, la percentuale degli stranieri si è alzata in modo considerevole. Ad esempio, in Italia, dal 1988 al 2004 gli stranieri sul totale dei condannati sono passati in percentuale da 6,9 a 46,9 per il furto, da 3,4 a 36,7 per la rapina, da 6,8 a 40,5 per gli stupefacenti. Abbiamo chiesto al professor Barbagli il perché di questo fenomeno. Tutto ciò ha a che fare con il cambiamento nei flussi migratori. Con la crisi petrolifera del 1973 rallenta il processo di industrializzazione del secondo dopoguerra, le politiche migratorie diventano più restrittive e cambia la natura delle migrazioni: da un’immigrazione principalmente da domanda, causata da fattori di «attrazione» da parte dei paesi più sviluppati, si passa un’immigrazione prevalentemente da offerta, provocata da fattori di «spinta». Questo ha un’influenza anche sull’andamento della criminalità. Ma i dati sugli stranieri non potrebbero essere falsati dai pregiudizi di chi si occupa di ordine pubblico e di giustizia? Forse hanno più probabilità di essere indagati. Complessivamente no. Può darsi che ciò influisca in qualche misura per certi reati, ma le differenze tra le percentuali relative agli stranieri e quelle riferite agli autoctoni sono così forti che è impossibile dipendano dai pregiudizi. Però i dati affidabili sono quelli fondati sui denunciati e i condannati. Quelli sulle presenze in carcere non sono utilizzabili perché raccolgono anche chi è oggetto di misure preventive. E con gli stranieri, essendo maggiore il rischio di fuga, si adottano più frequentemente queste misure. I reati degli stranieri sono aumentati di meno al Sud e nelle isole. Questo fenomeno è legato alla presenza delle mafie, che non lasciano spazio a eventuali competitori? La mafia non c’entra nulla. Molti stranieri arrivano al sud, però poi vanno al nord. Si concentrano soprattutto nelle grandi città. Per questo il relativo tasso di criminalità è più alto al nord. L’ultima edizione del suo libro è del 2008. Che cosa è accaduto in seguito? Contrariamente a quello che ci si poteva aspettare, con la crescita dei flussi per mare e dei richiedenti asilo non c’è stato un ulteriore aumento del tasso di criminalità. Il numero degli immigrati è aumentato, ma probabilmente la forbice si è ridotta. Forse siamo in presenza di un nuovo cambiamento.

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