Campionato di Giornalismo la Nazione

Quello che le emoji non dicono

FACCINE che ridono, cuori che battono, mani che applaudono.... Questi sono solo alcuni esempi di emoji che stanno invadendo sempre di più i nostri messaggi. Com’è cambiato il linguaggio da quando queste faccine hanno preso a far parte delle nostre conversazioni? Il loro utilizzo è giusto o sbagliato? Stiamo ritornando ai geroglifici oppure si sta formando una nuova lingua? Queste sono alcune domande che ci siamo posti e che abbiamo rivolto ad alcuni linguisti italiani. «Tutti gli strumenti che accrescono le possibilità di comunicazione tra esseri umani hanno in sé un valore positivo», ci spiega Luca Serianni, docente dell’Università Roma Tre. Altri studiosi mettono in evidenza che le emoji fanno comodo quando si vuole comunicare un’emozione fulminea, una sorpresa, una risata, una mortificazione improvvisa e che sono comprese abbastanza bene anche da coloro che parlano altre lingue. Ma tutti i linguisti sottolineano le ombre che si celano dietro l’eccessivo uso di questi strumenti. Luca Serianni pensa che il linguaggio verbale possa andare molto più in profondità rispetto ad un’immagine, che non è in grado di cogliere le infinite sfumature con le quali ci esprimiamo nella realtà. Un altro rischio è che questo genere di comunicazione riduca gli spazi per la discussione reale tra persone, quella fatta l’uno davanti all’altro, quando si possono non solo sentire le parole, ma anche cogliere le esitazioni del discorso e le espressioni del volto. «Questi simboli pittografici creano messaggi poverissimi e talvolta ambigui. Non rivoluzioneranno un bel nulla. Al loro posto disegnatori e informatici inventeranno presto altre immagini e altri giochini che avranno, come i precedenti, una grande quanto breve fortuna. Nei limiti del possibile e delle circostanze, usate di preferenza le parole parlate e scritte. Non le sostituite con queste immagini troppo semplici, troppo banali», ci consiglia Maurizio Dardano, socio della Accademia della Crusca. Della stessa opinione è anche il linguista Vittorio Coletti “Per comunicare dei ragionamenti dei pensieri complessi, le emoji non servono, anzi sono del tutto inappropriate e inefficienti; solo con la profondità del linguaggio verbale si riesce a descrivere, spiegare ed analizzare i propri sentimenti o il proprio stato d’animo” Le emoji sono utili, quindi, per una comunicazione sintetica e veloce, ma sostituirle alle parole per esprimere sentimenti o pensieri profondi è inappropriato e superficiale. La bellezza delle parole non può essere sostituita con un disegnino.

Classe 3A

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