Campionato di Giornalismo la Nazione

(NON) mi piace

OGGI basta un click per esprimere apprezzamento o disapprovazione, sia che si parli di un argomento banale o di elevata importanza. E’ fin troppo facile emettere una sentenza con un semplice gesto, proprio come al tempo dell’antica Roma quando, nell’arena, la sorte dei malcapitati combattenti veniva stabilita con l’uso del pollice verso. Oggi, sui social, l’uso o l’abuso del «like» rappresenta più un gesto di approvazione quasi obbligata nei confronti di followers o followed, piuttosto che una reale ammirazione di ciò che viene postato. SI TRASCORRE sempre più tempo su internet, interagendo virtualmente con i nostri cosiddetti «amici», importa sempre di più apparire e mostrare ciò che si fa da quando ci si sveglia a quando si torna a letto piuttosto che vivere le emozioni. Si pubblicano foto pressochè surreali: ogni abito alla moda, cibo, selfie, luogo cool deve essere condiviso, per affermare la nostra esistenza, quasi a voler dire: «Posto, dunque esisto ». Tale fenomeno coinvolge non solo le nuove generazioni, i nativi digitali, ma anche insospettabili adulti che si lasciano travolgere da questo vento infernale che, spesso, nasconde profonda insicurezza. Quell’effetto di straniamento di brechtiana memoria che, sempre più di frequente, colpisce tanti utenti, più o meni giovani, ci mostra come sia veramente difficile oggi essere se stessi, mantenere fede a ciò in cui si crede senza seguire la massa. Molti adolescenti hanno paura a esternare la propria personalità rischiando di apparire diversi, si teme dunque che la diversità non costituisca un valore aggiunto ma che sia la cifra distintiva dell’isolamento, dell’avere pochi seguaci, essere quindi «ininfluencer». QUALE soluzione per evitare quello che, a detta di molti appare come un «mi piace di scambio» o una forma di «capitale sociale del consenso»? Innanzitutto spogliarsi delle vesti dell’uniformità, provare a mostrarsi per quello che si è realmente, senza finzione né ipocrisia, magari si potrebbe scoprire che ciò che ne viene fuori piace più di quanto ciascuno di noi potesse lontanamente immaginare. Insomma, perché cambiare per piacere ad ogni costo? La possibilità di scegliere ci rende liberi e la libertà è il segno distintivo della nostra evoluzione che ci diversifica da tutti gli altri esseri viventi. All’alba del #2018 vogliamo dunque essere pecore o pastori?

Classe 2B

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