Campionato di Giornalismo la Nazione

L’italiano da Dante e De Luca

«SPOILERA», «Resetta», «Tranqui », «Linka»: i giovani si esprimono, ormai, con questa nuova «Koinè », nuovo campo semantico della comunità informatica. Spesso i giovani pensano che la lingua sia un possesso di chi la parla e ognuno ha il diritto di parlare come vuole. Quindi la lingua può essere strapazzata, stravolta , si possono far cadere delle lettere e aggiungerne altre, quasi a creare una nuova comunità linguistica. Però nasce la necessità di tutelare il parlante, perché chi parla male danneggia innanzitutto se stesso, nel momento in cui un uso scorretto lo conduce a ottenere effetti diversi da quelli sperati. Ci sono situazioni in cui bisogna poter parlare forbito, formale, educato ma anche situazioni in cui è necessario poter parlare basso, carnoso, colorito, ma per riuscire a passare da questi differenti registri linguistici noi dobbiamo conoscere la nostra lingua. CI RICORDA un famoso linguista: «Chi parla male, chi usa un vocabolario ristretto pensa male». Noi possiamo pensare senza la lingua, però in modo molto vago, possiamo avere delle sensazioni ma se vogliamo ricordare un pensiero, metterlo in relazione con altri pensieri abbiamo bisogno di incasellarlo in quella struttura ordinata che è la lingua. Il linguaggio marca la differenza tra i ruoli e può diventare uno strumento di potere. Diceva Don Milani: «Un operaio conosce 100 parole, il padrone 1.000. Per questo lui è il padrone». Sono passati circa 60 anni da allora, ma oggi come allora, quelle 900 parole contano eccome. Il mondo è cambiato, ma quelle 900 parole sono quelle che fanno la differenza tra un lavoro mal pagato e uno migliore. Quelle 900 parole ci permettono di essere più consapevoli dei propri diritti o per far scelte migliori nella propria vita. La padronanza della lingua è la chiave di accesso alla cultura, alla conoscenza, al sapere. Se conosci la storia o la letteratura, se hai letto un libro o recitato una poesia, ti senti partecipe di una cultura comune, di una rete di lettori che, pur non conoscendosi di persona, sanno di esserci. «…Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza…», il sommo poeta lo dice ai suoi contemporanei fiorentini, come a noi, oggi. DANTE ALIGHIERI lancia un appello al mondo intero attraverso i secoli. Per essere cittadini veri, consapevoli, bisogna saper decifrare i messaggi e le infinite informazioni che ci arrivano ma, soprattutto, bisogna saper usare la lingua come strumento di cittadinanza attiva, proprio come un musicista usa i tasti di un pianoforte per creare la sua musica… ma , per fare ciò, servono molto più di 20 parole.

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