Campionato di Giornalismo la Nazione

Clona la vita, sconfiggi la morte

FIN DAI TEMPI antichi l’uomo ha sentito la necessità di sconfiggere la morte e oggi è stato fatto un passo avanti in questo senso, grazie al progresso scientifico che ha trovato un metodo per clonare individui biologicamente identici. Le prime civiltà avevano un diverso modo di considerare la morte. I Sumeri, ad esempio, la temevano. Il loro re passava la vita a trovare un sostituto per quando sarebbe andato nell’Aldilà, poichè era immaginato come una città infernale. Gli Egizi, al contrario, vivevano in funzione della morte; il faraone dava molto importanza alla costruzione della sua tomba, la piramide, poiché la morte non era considerata una fine ma l’inizio di una nuova vita. I GRECI furono gli inventori della filosofia, che per prima introdusse il concetto di anima, psyché, ossia la parte interiore dell’uomo che sopravvive alla morte del corpo: la morte quindi non era più considerata come la fine dell’uomo ma solo come la fine della sua esistenza corporea. In seguito, nella dottrina cristiana, il dolore e la morte vengono sconfitti con la speranza nella resurrezione. In letteratura la morte è sempre stata uno degli argomenti più affrontati; Ugo Foscolo la considerava come inevitabile destino dell’uomo, da combattere attraverso la memoria e il ricordo delle persone care; Leopardi la vedeva quasi come una fine desiderata, ossia una liberazione dai dolori che la vita portava agli uomini. I PROGRESSI scientifici e l’avvento dell’età moderna influenzeranno molto la visione dell’uomo sulla morte. Mary Shelley, con il suo “Frankenstein”, ci racconta di uno scienziato che cerca di sfidare Dio, la natura e le sue leggi, creando un essere da pezzi di cadavere assemblati in nome del progresso scientifico. Frankenstein crea quindi la vita. E l’uomo contemporaneo, come ha deciso di vincere la morte? La clonazione animale, con uno possibile scenario di clonazione umana, è solo uno dei tanti. Oggi le nuove tecnologie e le nuove scoperte della scienza moderna portano a far pensare all’uomo di trasferire il proprio cervello, i pensieri e l’anima in un computer, un mondo virtuale che abbia cognizione di tutte le cose della nostra vita. Questo concetto di poter installare noi stessi in un computer è sinonimo di ‘vivere per sempre’. ALCUNI stanno già sperimentando questo tipo di trasmissione del nostro essere in un computer e tutti noi ci poniamo le stesse domande: Come facciamo a portare il pensiero e le emozioni umane in un avatar virtuale? Un computer è in grado di provare emozioni come un essere vivente? «Ai posteri l’ardua sentenza».

Classe 3Q - Tutor: Martina Ferrari

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