Campionato di Giornalismo la Nazione

Prato, la città del tessuto

«TUTTA a Prato, e tutta in stracci, va a finire la storia d’Italia» scriveva Curzio Malaparte, nostro illustre concittadino. Una frase che coglie bene l’anima della città e giustamente passata alla storia. Prato infatti è sempre stata sinonimo di tessuto dato che la produzione laniera ha accompagnato la crescita e lo sviluppo della nostra città attraverso i secoli. Purtroppo però negli ultimi quindici anni il settore tessile ha subìto un crollo drammatico, con perdita di posti di lavori e competitività sul mercato, compensato in parte dallo sviluppo nel settore delle confezioni. La specializzazione nella produzione tessile risale al XII secolo, quando questa era legata alla corporazione dell’Arte della Lana. LA CITTÀ in quell’epoca era avvantaggiata dalla sua posizione favorevole: la vicinanza con il Bisenzio, da cui trarre energia, permetteva ai dipendenti di tintoria di lavorare i tessuti e tingerli con facilità. Intorno al 1850 Giovan Battista Mazzoni migliorò le macchine da filatura e ne progettò altre per il cardato. Grazie anche alla sua opera venne utilizzato il procedimento di rigenerazione dei tessuti che consentiva di produrre cardati a prezzi competitivi. Tali prodotti conquistarono i mercati mondiali e l’industria pratese progredì tanto da far divenire la nostra città un affermato centro tessile alla vigilia della Seconda Guerra mondiale con un vero e proprio boom economico registratato nel secondo dopoguerra. Negli stessi anni i tedeschi Koessler e Mayer fondarono un’enorme azienda di tessuti che realizzava completi militari destinati all’esercito. Aveva più di duemila operai che lavoravano al suo interno e per la sua enorme produttività venne soprannominata da tutti «Il Fabbricone ». Per comprendere bene la trasformazione economica di cui è stata protagonista la nostra città basta recarsi nella zona del Macrolotto 1, dove fino a circa dieci anni fa avevano la propria sede le più rinomate aziende tessili del distretto economico pratese. Oggi qui ci sono invece centinaia di manifatture cinesi di «pronto moda» che vendono prodotti a basso costo, facendo così cadere Prato in una crisi che a molti sembra irreversibile. I LAVORATORI cinesi cuciono - come dicono le ultime statistiche che si occupano delle dinamiche economiche locali - quasi un milione di capi al giorno comprando quasi sempre il tessuto in Cina a prezzo ridotto. L’odierna situazione sociale ed economica della nostra città - complessa e di difficile interpretazione - è ben descritta dalla canzone «Prato» del rapper Blebla, che ne ricostruisce la storia e la rappresenta multietnica e variegata, così come è anche la nostra classe.

Classe 2B

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