Campionato di Giornalismo la Nazione

Libertà, profumo di sabbia

LA CASA CIRCONDARIALE di Massa Marittima è una struttura presente sul nostro territorio da molti anni ma della quale finora ignoravamo molti aspetti. Il 24 gennaio, noi ragazzi delle terze, ci siamo recati in visita al carcere ed accolti dal direttore e dagli educatori, abbiamo avuto il piacere di parlare con quattro detenuti e di conoscere più da vicino il loro mondo. Di fronte alla nostra ingenua curiosità, Luciano, Marius, Pierluigi e Pietro hanno risposto alle nostre domande parlando di ciò che fanno dentro e «fuori» dal penitenziario. Considerano il carcere di Massa Marittima un luogo a misura d’uomo, sostanzialmente migliore delle «giungle» viste e vissute nel passato. Con voglia di raccontarsi ci hanno narrato le loro storie. Luciano, 26 anni, legge una lettera scritta dal padre, esprime la sofferenza nell’avere il figlio lontano da lui. Prosegue con un altro testo autobiografico: «Anche tu come me». Parla del suo passato, dei bei momenti che vorrebbe rivivere e di ciò che invece, se potesse tornare indietro, cambierebbe. Spiega di come i suoi problemi siano stati alleviati dall’amore per il figlioletto, il suo «principe» e di come, quando si è privati della libertà, venga riscoperto il valore delle cose semplici, a cui non si è soliti dare importanza, come il dolce «profumo della sabbia » di Porto Ercole. Dopo la sua lettura, il silenzio. Tutti, per un istante, ci riconosciamo in lui. Emozionati, veniamo stimolati a porre altre domande: «Al momento dell’arresto qual è stato il vostro primo pensiero?». Rispondono con schiettezza, usando parole semplici ma nel complesso molto simili: «Mi sono sentito un fallito, avevo tradito la mia famiglia»; «Mi sono sentito arrivare come una martellata sul cuore, perché sapevo che da lì in poi sarebbe stata tutta una catastrofe ». Marius preferisce esprimere ciò che sente con una lettera: descrive i bei momenti trascorsi con i suoi figli, di quando li accompagnava a scuola, dei giochi. Dice che ogni mattina si sveglia «con le lacrime che mi accarezzano il viso», nel ricordo di quei lontani attimi di felicità. Finita la lettura parte un grande applauso. Vorremmo dirgli di aver compreso l’umanità e la grande sensibilità presenti ancora nei loro cuori, ma la commozione prende in noi il sopravvento. Alla fine dell’incontro, Luciano ci legge un articolo del giornalino che redigono mensilmente. Narra la storia di Liciam, un bimbo libico che riesce a fuggire dalla guerra. Attraversa il Mediterraneo e arriva a Lampedusa. E’ solo, la sua famiglia è stata inghiottita dal mare. Il destino ha voluto che lui si salvasse, può continuare a vivere. Ce ne andiamo sperando che anche a questi uomini venga offerta un’altra possibilità, per ritornare ancora a godere della bellezza delle piccole cose e respirare di nuovo il «profumo» della libertà.

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