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Il bullo, ecco l’identikit

DUECENTO alunni hanno risposto al questionario preparato dagli alunni della classe 2A di Via Torino sul bullismo. Gli intervistatori sono riusciti a tracciare un quadro sociale piuttosto ampio del fenomeno, così come percepito e vissuto dai ragazzi e dalle ragazze di età compresa fra gli 11 ed i 14 anni. Secondo quanto emerso, pochi subiscono atti di bullismo, la maggior parte dei ragazzi dichiara di non aver vissuto personalmente il fenomeno. Insomma, pare che se ne parli più di quanto succede, una sorta di celebrazione del mito del cattivo, come succede per Voldemort in Harry Potter. Lo dimostra il fatto che, quando si chiede quale sia il profilo del bullo, ne emerge uno stereotipo: il bullo è maschio, grande e forte perché così viene presentato nei video e nella letteratura fin troppo abbondante sul bullismo. Tra gli atti di prepotenza, i più diffusi sembrano essere quelli legati alle parole: per fare il furbo è più semplice prendere in giro perché è più facile negare o giustificarsi con un semplice ‘scherzavo!’. Il bullo di età compresa tra gli 11 ed i 14 anni, dicono i suoi coetanei, teme l’adulto, le regole, le leggi, teme di dover pagare delle conseguenze. Pertanto l’adulto è sentito come una specie di guardiano, anche se la fiducia nei confronti della capacità dell’adulto di disinnescare la pericolosità del bullo diminuisce proporzionalmente all’età. Pur riconoscendo che gli adulti ci provano, in particolare gli insegnanti, con il tempo i giovani ritengono che l’eventuale bullo accetti sempre meno un intervento che non provenga dai familiari: è l’educazione che riceve in famiglia il vero deterrente del bullo. Pochi pensano che il bullo sia tale per mancanza d’affetto, per rabbia o perché ha un passato difficile; i più sono convinti che lo faccia solo per farsi notare, per moda, per rendersi popolare: così presentato il bullo diventa meno scusabile, meno degno di attenzione e compassione. E’ interessante notare anche che pochi pensano che il bullismo venga esercitato da maschi su femmine o viceversa: ogni bullo sceglie una vittima del suo stesso genere. LA LOGICA del bullismo è tanto più spietata contro quei soggetti che non sembrano rispettare gli stereotipi di genere. E non stupisce che l’offesa più feroce sia proprio quella che fa riferimento all’orientamento sessuale. Sulle strategie da adottare: scappare è ritenuto inutile dai più, forse perché segno di una codardia che accende l’interesse del persecutore; se scappare non risolve il problema, il coalizzarsi appare come una sorta di circolo vizioso: non si risolve niente se la vittima diventa carnefice; gli intervistati si dividono tra chi vorrebbe denunciare e chi finisce con l’ignorare per evitare, con la denuncia, di peggiorare la situazione. Tra chi assiste a qualche prepotenza, alcuni dicono di intervenire in aiuto della vittima, i più forse vorrebbero; molti, l’altra metà scelgono di rivolgersi ad un adulto, confermando una fiducia che sarebbe importante conservare.

Classe 2A

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