Campionato di Giornalismo la Nazione

I-tech e arte supercoppia

NEL CORSO degli ultimi anni la tecnologia è entrata di corsa nelle nostre vite, invadendo le attività quotidiane soprattutto delle nuove generazioni. Whatsapp ha sostituito i messaggi, il gps le mappe stradali, gli e-book i libri, ma non il profumo delle loro pagine; wikipedia è ormai la nostra bibbia. L’utilizzo di applicazioni e dei social, l’uso della realtà aumentata e virtuale, è diventato pane quotidiano anche per i musei; i cari vecchi biglietti d’ingresso si possono acquistare direttamente dallo smartphone. GRAZIE a questa svolta, social e tecnologica, i visitatori di musei e aree archeologiche possono, per mezzo di ricostruzioni 3D e realtà virtuali, «toccare con mano» e «vedere con i propri occhi» edifici, città, oggetti dei nostri «ante-antenati ». Secondo il ministro dei Beni Culturali Franceschini: «I social possono diventare veicoli formidabili per costruire una comunità intorno ad ogni museo» ed è fondamentale «investire sul digitale ed un’opportunità straordinaria coniugare il patrimonio culturale italiano con l’era digitale». NELL’APRILE del 2017, addirittura, ha visto la luce il primo videogioco al mondo pubblicato da un museo. Autore di questa sfida mondiale è il Mann - Museo Archeologico Nazionale di Napoli – ed il videogioco in questione, che dal suo lancio ad oggi ha superato 1.400.000 download, si intitola “Father and Son». Lo scopo? Facile! Avvicinare i visitatori più giovani alla realtà-museo. Se oggi sono arrivati a scomodare i videogames per far sì che i più giovani si interessino alla cultura, una domanda sorge spontanea: come saranno i musei del futuro? Chissà come influirà la tecnologia su noi nativi digitali e chissà se questo uso eccessivo degli apparecchi elettronici graverà su alcuni aspetti della nostra vita quotidiana o sul nostro benessere. È UNA ricerca americana a darci la risposta: la tecnologia non ha solo il potere di disconnettere una persona dalla realtà, ma, a lungo, provoca ansia, depressione, aumento di peso, e, addirittura, rende il nostro collo curvo, come se un macigno dai 10 ai 25 kg gravasse su di noi. I medici, infatti, raccomandano di usare qualsiasi tipo di tecnologia in maniera responsabile non solo per le attività ricreative, ma anche per quelle educative Rispettando le regole per un uso consapevole della tecnologia, non rischieremo che le future scolaresche, osservandoci in una teca virtuale di un museo con il collo piegato a 45° ed uno smartphone tra le mani, ci studino come esemplari di homo technologicus, nuova evoluzione dell’homo sapiens sapiens.

Classe 2C - tutor: Germana Sorrentino, Rita Marcantonio

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