Campionato di Giornalismo la Nazione

Per non dimenticare Vik

9 NOVEMBRE. «Mi chiamano associazioni, biblioteche, comuni per parlare di Vik, è un segno che Vittorio è ancora presente,che molta gente ancora gli vuole bene ». A parlare è Egidia Beretta, madre di Vittorio Arrigoni. Grazie a lei, da sei anni, la figura e le parole di suo figlio hanno continuato a diffondersi. «Vittorio non cercava l’avventura né andava alla ventura, cercava il senso della sua vita, il perchè fosse al mondo.Il suo è un viaggio iniziato fin da piccolo: aveva ansia di conoscenza e libertà che, col tempo, capì essere ansia di giustizia e pace. A soli sette anni in una favola, che ora è parte di un libro, scriveva: non voglio essere un lupo. Non posso essere un lupo: non ho le zanne… sarò un bambino! Ecco quello che sarò! Un bambino che non vuole essere un lupo! Già allora la non violenza era parte di lui. Per Vittorio tutti erano uguali: non contavano il colore della pelle o la religione, tutti erano esseri umani e dovevano avere gli stessi diritti. Non era un eroe, né un santo, era un uomo convinto delle sue idee e disposto a morire pur di restare loro fedele, un uomo che aveva fatto una scelta in base ai suoi valori e al suo senso di giustizia e se oggi sono qui e per ricordare e parlare ancora e ancora di quei valori che purtroppo sembrano sempre pù ignorati e dimenticati: giustizia e umanità. Vittorio va visto come un amico, un compagno che ci aiuti a pensare che anche noi possiamo agire per ciò che davvero conta, per seguire fino in fondo i nostri ideali. Quando gli chiedevano perchè avesse lasciato una vita comoda e sicura lui rispondeva come fosse possibile non farlo, come fosse possibile ignorare tutto quel dolore. Ovunque, però, cerco non solo di raccontare Vittorio, ma anche di fare quello che lui farebbe se fosse ancora vivo: parlare della Palestina. IL CONFLITTO fra i due Paesi è ben noto ed ha radici antiche. Prendere posizione per gli uni o gli altri è una scelta personale, legata alle coscienze dei singoli ma le vittime innocenti dei massacri che avvengono, i bambini morti o rimasti orfani non conoscono torti o ragioni, chiedono giustizia e la possibilità di avere un’opportunità, di fare sentire la propria voce. Che giustizia c’è nell’attaccare persone indifese, nell’impedire alle ambulanze di soccorrere i feriti di attacchi violenti ed indiscriminati? Come si possono chiudere gli occhi davanti a tanta sofferenza? Se lui oggi fosse ancora vivo griderebbe contri tutti i muri perchè vanno contro tutto ciò in cui lui credeva. Mandela diceva che un vincitore è un sognatore che non ha smesso di sognare. Vittorio è un vincitore».

Classe 3I

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