Campionato di Giornalismo la Nazione

La storia di Yahaya O.

SONO STATI quattro giorni interminabili, quelli sul barcone. Niente cibo, niente acqua. Solo la disperazione. Erano partiti dal loro paese senza portare nulla con sé, i genitori erano morti e lui e il fratello avevano raggiunto dei parenti in Burkina Faso. Era stato straziante lasciare le sue terre, la sua famiglia, il bellissimo mare della Costa D’Avorio: ci andava sempre, era il suo rifugio. Restava lì e non si annoiava mai. Poi èdovuto partire di nuovo: c’è stato il «Viaggio» che ha cambiato tutto. Il mare è diventato un mostro per lui, il più cattivo di tutti. Ora non è il mare a mancargli, ma il resto del suo paese: i suoni, gli odori, i sapori e la sua famiglia. Gli unici parenti rimasti sono ancora là: il fratello e un nipote con cui si tiene in contatto telefonico giorno dopo giorno. Gli manca il cibo speziato, il «benga » e l’«acheke». Gli mancano i veli delle donne e il «faso danfani», il tessuto a righe degli abiti. Gli manca la sua lingua madre. Quando lo abbiamo incontrato, ci ha raccontato la storia del serpente, che sua madre gli narrava quando era piccolo e che apparentemente spiega, in modo mitologico, la nascita degli intestini. In realtà comunica che il male subìto ci resta dentro: Yahaya è consapevole del male presente nel mondo e ha saputo perdonarlo, ma le sue paure non scompaiono. Durante il viaggio ha toccato le terre del Mali, dell’Algeria e della Libia, dove la permanenza è stata più lunga: due anni in cui ha lavorato come meccanico. Forse è stato umiliato, tradito e abbandonato dalle persone di cui si fidava, come racconta nella sua canzone «La speranza della mia vita». Nel ritornello evoca Dio: «chiudo gli occhi, ti prego Dio». Chiede aiuto, perché ha sempre voluto farcela. LA SPERANZA non l’ha mai abbandonato, non si è chiuso in se stesso, ha parlato con le persone incontrate, si è fatto forza, è sopravvissuto. È arrivato in Italia con l’idea di inserirsi nella società. Adesso si sta preparando per l’esame di terza media, anche se in Burkina Faso studiava chimica. Frequenta un corso di teatro e fa parte di un gruppo musicale, così esprime i suoi ideali e le sue emozioni tramite i testi e le melodie. Non è venuto qui a «rubarci» niente, anzi, arricchisce il nostro paese. Yahaya è una persona ammirevole, con nobili ideali, con una forza interiore immensa, una ferrea volontà. Adesso ha raggiunto la sua meta: dopo nove anni d’inferno non ha intenzione di andarsene; i suoi sogni si stanno realizzando ed è la più grande soddisfazione che possa avere.

Classi 3A, 3B

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