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La schiavitù moderna

«TUTTI gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti». Questa affermazione, contenuta nell’art. 1 della “Dichiarazione universale dei diritti umani” del 1948, non sempre è rispettata. La schiavitù, cioè la condizione di chi è privo di libertà e diritti, è effettivamente ancora presente, nonostante la Società delle Nazioni già nel 1926 si sia impegnata a eliminarla. Chi è ridotto in schiavitù solitamente subisce violenze fisiche o minacce. In alcuni casi viene minacciata anche la famiglia. La schiavitù assume forme diverse, tra cui la tratta di esseri umani, la schiavitù domestica, i matrimoni forzati, la schiavitù sessuale, la servitù per debiti e il lavoro forzato. RELATIVAMENTE alla tratta di esseri umani e allo sfruttamento sessuale, nel 1949 l’Onu ha approvato una convenzione per eliminarli. Per quanto riguarda il lavoro forzato sappiamo che esiste ancora, nonostante i numerosi accordi internazionali. Infatti nel 2014 l’Ilo ha approvato una raccomandazione in cui gli Stati si impegnano a prevenirlo, a liberare le vittime e a far ottener loro giustizia. L’abolizione del lavoro forzato venne stabilita fin dal 1930, con la “Convenzione sul lavoro forzato e obbligatorio” dell’Ilo, che tuttavia permetteva di sfruttarlo ancora, mentre l’abolizione immediata e completa avvenne nel 1957. LE STIME sulla schiavitù moderna (Global estimates of modern slavery: forced labour and forced marriage, pubblicato nel 2017) dicono che 40,3 milioni di persone vivono ancora in stato di schiavitù, 25 milioni delle quali sono coinvolte nel lavoro forzato. Gli altri 15 milioni sono obbligati a matrimoni forzati. Il 71% degli schiavi è costituito da donne (coinvolte nello sfruttamento sessuale) e il 25% da bambini. La schiavitù per debiti riguarda il 50% degli schiavi. LE REGIONI del mondo in cui si ha una maggior diffusione della schiavitù sono l’Asia e la regione del Pacifico (circa 25 milioni, pari al 62% del totale) e l’Africa (più di 9 milioni, pari al 23%), ma anche in Europa e nelle Americhe c’è una presenza rilevante di schiavi. Le attività in cui troviamo persone obbligate a lavorare sono quelle domestiche (24% sul totale del lavoro forzato), sfruttate soprattutto in Medio Oriente e in Africa, l’edilizia (18%) specialmente in Russia e Asia centrale, le fabbriche (15%), il settore primario (11%). In Asia e Oceania la percentuale maggiore di schiavi si trova sui pescherecci. In Europa la prostituzione è la forma di schiavitù più comune. Nei paesi in via di sviluppo il numero di schiavi è alto, tuttavia anche nei paesi sviluppati la schiavitù è presente, anche se sicuramente in misura minore.

Classi 2D, 3B

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