Campionato di Giornalismo la Nazione

Spettro di Caporal Narciso

NARCISO amava la sua immagine riflessa e noi, il suo esercito, ci riflettiamo nel nostro “stato” sui social. Ma cosa significa “condivisione”? Uno scambio. L’oggetto di scambio? Noi stessi. La misura dello scambio? I nostri “like”. Con essi riceviamo e diamo approvazione. Mauss parla di “meccanismo del dono”. Per riceverlo, dobbiamo esporci!! Utilizziamo il nostro profilo per presentare il lato migliore: nascondiamo il resto perché si corre il rischio di non piacere. Da questo discende un fraintendimento del concetto di condivisione: mentre sono impegnato a mostrare solo il meglio di me, frugo nei social per cercare con affanno il peggio degli altri. SPESSO sui social appaiono cose di noi intime, che mai avremmo raccontato in un altro contesto. La necessità di “piacere” ci fa sentire conosciuti anche quando nessuno ci conosce. E appena suscitiamo un minimo interesse non perdiamo l’occasione di mostrarci ancora. Lo vuole chi ci guarda, che ci riveliamo, con qualsiasi cosa privata, vera o falsa, che sia. L’apice del processo è nelle ‘storie’: contenuti che, una volta pubblicati, sono visibili solo per 24 ore, prima di cancellarsi per sempre! L’impulso ad esibirsi perde gli ultimi freni inibitori. Siamo spettatori in platea e attori sul palco di identità virtuali. Le identità reali variano di giorno in giorno, con nuove sfumature in base alle esperienze che viviamo, le identità sui social sono fisse, anche se aggiornate di continuo. E lo stile? Finto. In un confronto reale siamo costretti ad ascoltare e formulare subito una risposta; nei social possiamo prenderci il tempo di riflettere e confezionarne una d’effetto, ma meno autentica. IL WEB è pieno di utenti convinti di avere centinaia di “amici”. Dunbar, professore di antropologia evoluzionistica all’Università di Oxford sostiene che “Un essere umano non riesce a tenere in piedi più di 150 rapporti significativi”. Ma allora gli amici nei social cosa sono? Conoscenti? Osservatori? Studi antropologici dichiarano che i rapporti nell’era dei social sono passati dall’’intimité’ all’’extimité’, cioè dall’intimità all’“estimità”: un amico sui social non vede ciò che sono, ma ciò che pubblico. LASCIAMO che altri guardino la nostra vita in bacheca eppure non permetteremmo a sconosciuti di spiare le nostre finestre durante il giorno! Le persone che ci osservano attraverso uno schermo non sono nostri amici, sono solo nostri followers! I social non sono specchio delle nostre relazioni dirette, frontali, fisiche. La vita che permettiamo di spiare ai nostri followers non è quella vera, ma una costruita ad hoc, agli ordini di Caporal Narciso. Una silenziosa, ma irreversibile rivoluzione. Le nostre coscienze lo sanno, ma tacciono.

Classi 3D, 2A

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