Campionato di Giornalismo la Nazione

L’impegno contro la mafia

CI SARÀ un fucile, attaccato al muro, il grilletto arrugginito. Dimenticato. Ci sarà un ragno, che tesserà una tela su esso. E diranno al ragno: “Continua, stai facendo un buon lavoro”. La mafia ha strinto e stringe ancora, nei suoi tentacoli, l’Italia. Pochi hanno avuto il coraggio di ribellarsi, ma alcuni hanno sacrificato la loro vita per combatterla. Intanto gira un pensiero di giudizio e paura. “Credo che la mafia sia ovunque: al Nord si nasconde bene mentre a Sud emerge alla luce del sole”. Ci siamo sempre chiesti perché se si pronuncia la parola “mafia” la gente rabbrividisca. Perché si viva nel pregiudizio del “Sud mafioso”. Perché la mafia uccida. Ma soprattutto ci siamo chiesti: cos’è la mafia? Sono domande semplici ma con risposte veramente molto complesse. Qualcuno ha detto che la mafia è un fiume che scorre al contrario. Una legge alternativa a quella dello Stato. Secondo noi è una corrente di persone contro la legge giusta che trasporta in un uragano i ribelli, opprimendo grandi eroi, come Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, La Torre, Don Puglisi, Impastato, un elenco infinito. Sono cose spaventose quelle accadute agli eroi. Ai nostri eroi. Per noi giovani, che le leggiamo sui libri, che le sentiamo raccontare a scuola o in famiglia sono come cose di un altro mondo. Solo un recente avvenimento ci ha portati coi piedi per terra: la notizia della morte di Totò Riina, il cosiddetto capo dei capi, colui che ha scatenato il panico fra le cosche e non solo. E allora tutti i personaggi del libro che stavamo leggendo in classe sono diventati veri. Ed è diventata vera anche la storia di un bambino che dopo tanti giorni di prigionia è stato strangolato e sciolto nell’acido. “Riina era stato condannato a 26 ergastoli” hanno scritto i giornali il 17 novembre scorso. Come può un uomo compiere crimini sempre maggiori partendo col bruciare un “santino”? Attraverso qualche traffico illegale, uccidendo uomini, donne, bambini e compiendo stragi in tutta Italia. Ma cos’è allora l’onore di cui parlano? L’onore di ammazzare, come animali, ragazzi innocenti perché si dimostrano un ostacolo? La mafia però, è stata sconfitta molte volte, anche nelle piccole cose: per esempio quando un negoziante denuncia il pizzo alla polizia, lì non c’è più mafia perché non c’è silenzio. Come quando un ragazzo racconta episodi di bullismo di cui è stato vittima o ai quali ha assistito. Combattere “la mafia che è in noi” e non restare in silenzio. Avere la forza di ribellarsi. È questa l’unica vittoria che conta.

Classe 2H - tutor: Cristina Fabbri

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