Campionato di Giornalismo la Nazione

“Giustizia per Niccolò Ciatti”

«ME L’HANNO ammazzato!». Queste sono le parole del padre di Niccolò Ciatti, Luigi. Quanta amarezza nelle sue parole e quanta impotenza! Noi siamo piccoli, abbiamo dai 10 agli 11 anni, ma questa brutta storia ci ha veramente colpiti e rattristati. E allora ci siamo chiesti: chi era Niccolò? Leggendo ed informandoci, abbiamo capito che era un semplice, ventiduenne che abitava a Scandicci, nella nostra città; lavorava a un banco di frutta e verdura al mercato centrale di Firenze, insieme alla zia e tutti i giorni si alzava prestissimo per recarsi al lavoro. Abbiamo capito che era una persona responsabile, che amava il suo lavoro, la sua famiglia e che era innamorato di Ilaria, la sua ragazza. Quest’estate, l’11 agosto, è stato assassinato in una discoteca di Lloret de Mar, in Spagna, dove era in vacanza con dei suoi amici. E’ stato picchiato fino alla morte da tre ragazzi di origine cecena, durante una rissa scoppiata per un motivo ancora sconosciuto. Gli amici che erano con Niccolò hanno raccontato che il giovane è stato aggredito dopo essere stato spintonato e solo per aver chiesto spiegazioni. Forse quei ragazzi avevano bevuto, forse avevano assunto droghe. In questo caso la vicenda ci ha colpito ancora di più perché si tratta di un ragazzo giovane, ucciso in un luogo dove si va per divertirsi. Probabilmente questi gesti sono scatenati dalle scene che un bambino fin da piccolo ha visto in televisione oppure in famiglia, che dovrebbe essere il posto dove si impara a crescere. Quello che ci lascia più allibiti è il constatare l’indifferenza di quanti erano lì, che si sono invece preoccupati di fare un video per poi postarlo per avere commenti, like e visualizzazioni. E poi ci chiediamo: perché c’è stato il tempo di filmare con i cellulari invece di chiamare la polizia, l’ambulanza o qualsiasi aiuto per salvare il ragazzo? Noi crediamo che tutto ciò che è successo sia dovuto solo ad atti di bullismo fisico e individualismo sfrenato da parte di chi si sente emarginato e trova soddisfazione nel mettersi in primo piano, usando qualsiasi mezzo. “GIUSTIZIA per Niccolò” è la frase che vediamo ogni giorno scritta di nero su teli bianchi per le vie della nostra città. Ogni volta che la scorgiamo, rimaniamo colpiti. Ma in che maniera possiamo dare un contributo utile per dare giustizia a questo ragazzo? Crediamo che la comunità dovrebbe sostenere umanamente ed economicamente la famiglia al fine di poter conoscere la verità sulla morte di Niccolò. Noi proviamo tanta tristezza e siamo fermamente convinti che solo formando uomini che abbiano dentro di sé il senso della giustizia, dell’ onestà e della carità, la società futura potrà ritrovare la sua umanità. Ci impegniamo ad esserlo. Ciao Niccolò, ragazzo come noi!

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