Campionato di Giornalismo la Nazione

Adolescente, Giano bifronte

UN GIOVANE che guarda non solo in avanti con fiducia e anche curiosità, sentendo la necessità biologica di proiettarsi verso il futuro, ma anche al passato con nostalgia, temendo di perdere la protezione della famiglia, senza trovare davvero la forza per staccarsi da essa. Un giovane, dunque, bifronte proprio come il Giano del mondo classico: questa l’immagine dell’adolescente scaturita dalle parole del Dottor Marco Pacini, che insieme ad un team di professionisti, facenti parte del gruppo «Studiamente», ha coordinato un’indagine conoscitiva su un tema a noi molto caro, l’adolescenza oggi, di cui insieme allo psicologo-psicoterapeuta Filippo Corsini è venuto a parlarci a scuola. Ai 1056 studenti delle scuole secondarie di secondo grado di Pistoia, che hanno preso parte alla ricerca, è stato chiesto di rispondere in forma anonima a questa domanda aperta: «Racconta di te e dell’età che stai vivendo». «Cosa pensa degli adolescenti di oggi » è stata, invece, la domanda-stimolo aperta somministrata agli adulti intervistati, che nel complesso sono stati 573 persone diverse per età, titolo di studio e fasce occupazionali. Che i giovani abbiano un gran bisogno di essere ascoltati dagli adulti emerge in modo inequivocabile non solo dal fatto che quasi la totalità degli adolescenti intervistati (il 95%) ha risposto con interesse e serietà, ma anche da quello che i giovani dicono. Ad esempio ci ha colpiti molto questa frase che ci è stata riferita dal dottor Corsini e scritta da uno dei partecipanti: «Mi è stato chiesto di parlare di me e della mia età. Credo che ogni adolescente oggi vorrebbe avere questa possibilità». E’, INVECE, stato più difficile trovare adulti disposti a mettersi in gioco rispondendo al questionario e, chi lo ha fatto, ha scritto comunque poco, come se fosse ingabbiato in stereotipi ormai consolidati. Loro associano, infatti, l’adolescenza a parole come crisi e disagio e ne parlano come un problema, dipingendo spesso i giovani come superficiali, deresponsabilizzati, figli della società del benessere, privi di punti di riferimento forti. Lo scopo della ricerca è stato, invece, proprio quello di mettersi in ascolto dei giovani, liberi da tutti quei preconcetti con cui troppo spesso i ragazzi vengono descritti e che loro stessi avvertono come un ostacolo alla vera espressione di sé. Affermano, infatti, di vivere «con la costante ansia di venire etichettati » e per questo talvolta non si mostrano per come sono davvero, ma rivendicano comunque la voglia di costruirsi una propria identità.

Classi 3C, 3D, 2G

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