Campionato di Giornalismo la Nazione

A scuola di erosione

OGGI abbiamo fatto una lezione diversa. Eravamo cinque terze, noi della mitica 2 E ed altra gente ancora (liceo scientifico, Comune, Federalberghi, Capitaneria di Porto), ad ascoltare in auditorium Orietta Colacicco, presidente dell’Associazione I Paladini Apuoversiliesi, e Giovanni Sarti, docente (Dipartimento di Scienze della Terra) dell’Università di Pisa. 150 persone circa a sentire parlare di erosione costiera, che poi sarebbe l’argomento del nostro articolo, e cioè di questo articolo. La prof ci aveva raccontato come era riuscita a mettere insieme questo incontro chiedendo a destra e a sinistra, ed era contentissima perché aveva chiesto poco e invece è venuta fuori una cosa importante che la sera è finita anche sul telegiornale. “L’EROSIONE è quando il mare si allunga mangiando la spiaggia”: quando abbiamo cominciato a lavorare, uno di noi l’aveva spiegata così. “Sintesi giusta, ma non bellissima” era stato il commento della prof; oggi, che eravamo molto più preparati come conoscenze, guardando le foto sullo schermo abbiamo capito davvero e per sempre l’urgenza del problema soprattutto nella nostra zona, dove l’economia si basa sul turismo balneare. E se l’economia del nostro territorio dipende dalla spiaggia, quello che è in gioco è il nostro futuro. DA QUANDO l’erosione ha iniziato ad entrare in scena, i cambiamenti fra Marina di Massa e Cinquale sono stati scioccanti: lo hanno spiegato benissimo le foto di Orietta Colacicco, che fanno vedere gli stessi posti negli anni ‘80 e oggi. E abbiamo capito che le opere a mare (scogliere, pennelli, geotubi) non portano risultati e sono dannose: risolvono lì per lì ma solo in quel posto, e poi accelerano il fenomeno. “La costa sta chiedendo il nostro aiuto e noi dobbiamo fare il possibile per difenderla” ci ha detto Orietta Colacicco alla fine del suo intervento. GIOVANNI Sarti ha cominciato il suo intervento con una domanda: “L’erosione delle coste è un problema importante?”, e poi ci ha parlato della spiaggia (come si forma una spiaggia? E’ semplice, servono solo tre cose: sabbia, correnti e ridistribuzione) e della spiaggia come ambiente dinamico, che cambia nel tempo: ci sono cambiamenti di scala globale e di scala locale, cause naturali e cause antropiche. Nel nostro territorio, soprattutto cause antropiche: l’uomo ci ha messo insomma del suo, accrescendo i fenomeni naturali. E certo, possiamo difendere la costa, ma quali sono i sistemi più adatti, che tengano conto della costa nel suo insieme? IL PROBLEMA è complesso e proprio per questo non si può pensare di risolverlo se non lo si studia e lo si capisce bene in tutti i suoi aspetti. Il problema non è solo nostro, è europeo e mondiale: e allora bisogna lavorare, lavorare tutti insieme, e lavorare con un approccio integrato e sostenibile.

Classe 2E

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