Campionato di Giornalismo la Nazione

Zanzibar, appunti di viaggio

“L’UMANITÀ – scrive Hume- è tanto la stessa in tutti i tempi e in tutti i luoghi, che la storia non ci informa nulla di nuovo e di insolito a questo proposito...I ricordi di guerre, di intrighi, di rivoluzioni sono raccolte di esperimenti, con cui l’uomo della politica e della morale fissa i principi della sua scienza...”. Tale empirismo morale implica l’apporto della geopolitica che non si limita all’osservazione sulla situazione degli Stati e delle Nazioni, ma estende la sua valutazione su più vaste basi. COSÌ, dall’analisi di giudizi di valore morale, quali la facoltà del sentire da cui scaturiscono le impressioni che danno origine al principio di tolleranza abbiamo ricavato informazioni dal viaggio di Alyssa (nostra compagna di classe) a Zanzibar nella speranza che lo stesso artificio dell’uomo possa dettare regole di giustizia al fine di edificare società attraverso cui l’uomo supplisce alla sua naturale debolezza e inferiorità rispetto ad altri esseri viventi. Oggi disponiamo di un nuovo Planisfero che prende il nome dallo storico tedesco Peters che offre un approccio diverso alla geografia correggendo gli errori di Mercatore e dando la giusta dimensione a tutti i Continenti fornendoci un contributo culturale di educazione alla pace e alla solidarietà. ABBIAMO individuato Zanzibar su una pianta che rappresenta l’Africa fisica. Tale regione è una parte della Tanzania composto da due isole principali: Unguja e Pemba. Il centro storico di Zanzibar, Stone Town, è ricco di testimonianze architettoniche e storiche della cultura Swahili. Nell’ultimo decennio ha conosciuto un continuo sviluppo nel settore turistico che sfrutta il patrimonio naturale, paesaggistico e culturale dell’isola. ALYSSA ci dice che è un paradiso tropicale, offre spiagge bianche e un mare cristallino. Ma purtroppo ci sono anche zone ai margini della civiltà: villaggi senza strade asfaltate, capanne che fungono da supermercati, scuole con pochi arredi scolastici, donne che intrecciano capelli ai passanti, e poi poca acqua. «HO VISTO ORTI - continua Alyssa - dove piante di pomodori, di cavoli, carote sono annaffiate a mano. Ho avvertito l’orgoglio per i risultati ottenuti e insieme la preoccupazione che l’acqua del pozzo non sarebbe bastata fino alla stagione delle piogge». Che su di esso debbano concentrarsi gli aiuti dei vari organismi di cooperazione non è tanto chiaro. Occorrono ospedali con moderne attrezzature. Ma è evidente soprattutto che l’uscita dei popoli africani da quello che gli europei chiamano il sottosviluppo potrà avvenire solo con l’autopromozione delle nostre comunità.

Classe 3F

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