Campionato di Giornalismo la Nazione

Petrarca, la verità sulla statua

NOI RAGAZZI del Convitto ci godiamo il Prato durante l’intervallo pomeridiano, per noi è un grande divertimento all’aria aperta. Chi si sarebbe mai immaginato che avremmo vissuto un’esperienza così singolare… «Ehi, ragazzi, venite qua! Ho qualcosa di importante da raccontarvi!». La voce proveniva dall’interno del monumento marmoreo dedicato a Francesco Petrarca. Di colui che parlava si intravedeva solo il volto. «Sono Alessandro Lazzerini, lo scultore carrarese autore di quest’opera. Finalmente ho l’occasione di sfogare il mio rancore, accumulato nei lunghi anni della realizzazione di questo monumento. Non per nulla mi sono ritratto con la testa rivolta verso l’esterno, con il pugno chiuso sulla bocca nel tentativo di impormi silenzio. Sono state molteplici le traversie che ho dovuto affrontare io ed anche il monumento, la cui lavorazione spesso è stata interrotta o per mancanza di fondi (un problema ancora di attualità...), o per eventi catastrofici come la Grande Guerra. Il progetto, partito da un comitato studentesco nel 1904, con l’intenzione di celebrare il VI centenario della nascita di Petrarca, si è protratto per più di vent’anni. Nel 1928 l’inaugurazione in pompa magna, alla presenza del re Vittorio Emanuele III. Potete immaginare cosa posso aver patito in tutti gli anni, quando l’opera veniva interrotta e ripresa, spesso senza vedere il becco di un quattrino, se non a lavoro consegnato. Ed essendo presenti nel monumento vari elementi allegorici, ognuno voleva dire la sua…e la mia opinione non aveva alcun peso. Il mio estro creativo ne usciva, come dite voi, malconcio!”. «Ovvìa, Alessandro! Nonostante tutte le tue tribolazioni, il risultato finale è stato straordinario!»- risponde un nostro compagno, dispiaciuto. «Ci hai fatto incuriosire da morire…»- ribatte una nostra compagna. «Per favore, ci descrivi il significato delle figure?». «Ragazzi, che soddisfazione mi dà il vostro entusiasmo! Dovete immaginare l’opera come un grande carro celebrativo, la figura centrale è quella di Petrarca. Il sommo poeta ha lo sguardo rivolto verso la casa natale e tiene tra le mani il De Africa. Nel monumento, inizialmente previsto come una fontana, è presente una vasca dove ho raffigurato due guerrieri che si affrontano, i gemelli Eteocle e Polinice. Simboleggiano gli eterni rivali, monito a desistere dalle guerre fratricide. In basso il gladio romano trancia in due il serpente libico, riferimento alla guerra di Libia. Non poteva mancare una figura importante per noi italiani, la madre che, abbracciando il figlio, con una mano cinge la gamba dell’altro figlio: un giovane nudo che ergendosi di spalle, alza le braccia e invoca: «Io vo gridando pace!». Sotto di me c’è il Trionfo del Tempo e della Morte, un teschio con due ali, una di poiana, che rappresenta il giorno, e l’altra di pipistrello, la notte, il Trionfo del Tempo che rode la mano scheletrica poiché la Fama le sopravvive ». «Peccato che l’intervallo sia finito, torneremo a trovarti!»- salutiamo così Lazzerini…E da oggi in poi, quando andremo al Prato, avremo un amico in più!

Classi 1B - 2B

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