Campionato di Giornalismo la Nazione

La guerra vista da Peppino

IL PROFESSOR Ascioti Angelo Ignazio è stato invitato nella nostra scuola per testimoniare, attraverso delle lettere, ormai centenarie, la vicenda di suo padre, Giuseppe, detto Peppino, convinto interventista, arruolatosi volontario come Caporal Maggiore Sanitario allo scoppio della Grande Guerra del 15-18. Giuseppe si arruola a 26 anni e viene mandato prima al comando di Reggio Calabria, città di provenienza, poi sulla linea di fuoco, da cui scrive ai fratelli anch’essi in guerra, senza mai menzionare il luogo in cui si trova. ESSENDO un infermiere non combatte in trincea, ma vive la guerra dalle retrovie, dall’ospedale militare e, nei momenti di pausa, scrive ai suoi familiari per informarli sulla situazione. Usa un tono molto ironico che lascia stupiti, vista la tremenda situazione che si trovava a vivere. Delle sue sessanta lettere, il professore ne ha lette un paio di estrema importanza e rilevanza. Nella prima, datata 13 Maggio 1916, scrive che il cielo è rallegrato dal rombo delle artiglierie quando verso le 10.30 un nostro cacciatore attacca battaglia con un velivolo nemico e con grande audacia lascia la vecchia preda ormai sanguinante e si lancia sui nuovi arrivati finchè colpisce un velivolo che si schianta a terra. Ebbene l’aviatore in questione, che più tardi raggiunse il campo in automobile per vedere il nemico atterrato, era il famoso aviatore di cavalleria, Francesco Baracca, primo grande eroe della storia italiana, che aveva abbattuto il suo decimo velivolo. Questo episodio era noto alla storia ma non se ne conoscevano i particolari, per cui questa lettera è diventata una testimonianza essenziale della biografia di Baracca ed è stata acquisita dal museo di Lugo di Romagna. L’altra lettera, scritta dal Montello, quando la guerra è in tutta la sua pienezza, non fu mai inviata e venne riportata a casa dal Caporale, in quanto redatta quando la guerra stava per finire: venne infatti iniziata il 22 ottobre 1918 e terminata il 27 ottobre. E’ un documento estremamente interessante, poiché descrive dettagliatamente l’attraversamento del fiume Piave. UNA MANOVRA studiata a tavolino, in cui nulla fu lasciato al caso; dopo vari tentativi rimandati ebbe inizio in alcuni tratti del fiume proprio il 22 ottobre e terminò il 27 mattina. Noi ragazzi siamo rimasti commossi dal racconto del professor Ascioti, perché dalla testimonianza viva del padre Giuseppe ci siamo resi conto delle difficoltà vissute dai soldati, che persero la vita per gli ideali di Patria e di orgoglio nazionale, affrontando una guerra che non lasciava né vincitori, né vinti: le perdite furono ingenti per tutti. Ci ha colpito molto lo spirito di fratellanza che legava quei giovani accomunati dallo stesso destino, per dirla con le parole di Ungaretti «Si sta come le foglie sugli alberi d’autunno».

Classe 3A

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