Campionato di Giornalismo la Nazione

Noi, più connessi che amici

«POSSIAMO avere tutti i mezzi di comunicazione del mondo, ma niente, sostituisce lo sguardo dell’essere umano» dice Coelho. Il terzo millennio è invece dominato da una crisi della relazione face- toface, sostituita da sms, chat, social network di un mondo tecnoliquido, quella «società incessante», fusione della liquidità del sociologo Bauman e della rivoluzione digitale di Jobs, che non stacca mai la spina e dipende dalla «connessione». Per Bauman individualismo, consumismo, edonismo e mancanza di punti di riferimento rendono la società liquida, il cambiamento l’unica cosa permanente e l’incertezza l’unica certezza. I GIOVANI vivono con la teoria del «tutto e subito»: non si è più disposti ad aspettare l’incontro o a perdere tempo a conoscere se si può fare con un sms in tempo reale. Ma che fine hanno fatto l’empatia, la solidarietà, il legame autentico? La Rete ha creato un nuovo modo di comunicare, conoscere, imparare e informarsi, ricercare emozioni forti, una precocizzazione delle esperienze e indefinizione di genere, che spinge i giovani alla sperimentazione del genere sessuale, al narcisismo e all’egocentrismo. I nativi digitali utilizzano il cervello in modalità multitasking (svolgere più compiti contemporaneamente), un pensiero non sequenziale, attività copia e incolla, memoria legata ai motori di ricerca, riduzione dell’attenzione con conseguente fuga dalla realtà, difficoltà comportamentali e relazionali, calo del rendimento scolastico, povertà linguistica, velocità, superficialità. In questa tecnomediazione della relazione la parola chiave è condivisione in rete, solo in apparenza positiva perché fatta senza perdere nulla, mentre prima, quando si prestava qualcosa, di dava materialmente, dimostrando generosità e fiducia nell’altro. I SOCIAL sono diventati un palcoscenico, dove i rapporti si basano su quello che si scrive, gli eventi e le informazioni sono manipolate per valorizzare l’ego, con paura dell’incontro e difficoltà a vivere le relazioni in profondità e a comprendere i bisogni dell’altro. Servirebbe invece una nuova maturità emozionale atta a gestire le nuove tecnologie, imparando a stare soli, a gioire delle piccole cose, ad attendere, ad accettare i limiti nostri e di chi amiamo, ad apprezzare la bellezza valorizzando l’arte in tutte le sue forme. «La cultura della modernità liquida non è più una cultura dell’apprendimento e dell’accumulazione, ma del disimpegno, della discontinuità e della dimenticanza... lo sciame inquieto del web inondandoci di soundbites e immagini fagocita le discussioni e i pensieri reali» (Z.Bauman).

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