Campionato di Giornalismo la Nazione

La leggenda del Torbidone

C’ERA UNA VOLTA un contadino di nome Gianni, che viveva nella campagna vicino Norcia. Amava la sua terra, ma essa dava poco frutto, perché non c’era abbastanza acqua per irrigare i campi. Gianni ogni giorno si sedeva su un tronco di quercia reciso e si lamentava degli scarsi raccolti. Qualcuno, a furia di sentire i suoi brontolii, si era proprio stufato: si trattava di Top, una talpa che sonnecchiava in una tana lì vicino. Un giorno, esasperata, sbuffò e sbucò in superficie, con un gran trambusto. «Basta! – esclamò – smettila di piagnucolare: ti aiuterò io a trovare l’acqua che ti serve per i tuoi campi». GIANNI, sbalordito nel sentire una talpa parlare, ma felice, la seguì alla ricerca di una sorgente d’acqua fino ad una collinetta, quella di Vallaccone. Top aveva delle amiche speciali: le fate dei monti Sibillini! Sapeva che le fate se ne stavano tutto il giorno ritirate sulle montagne e di notte scendevano sulle colline e ancora più a valle, per insegnare alle giovani a filare e a tessere la lana. Insieme, Top e Gianni aspettarono che calasse il sole. Gianni non capiva come mai lui e la talpa gironzolassero sempre sulla stessa collinetta, quando, ecco… uno strano calpestio, simile a quello degli zoccoli delle sue capre, accompagnato da un lieve fruscio dell’erba, precedette l’arrivo di una splendida fanciulla. Top la salutò affettuosamente sfiorandole le vesti con la sua tozza zampetta, poi fece le presentazioni tra la fata e Gianni. Questi, per lo stupore, non riusciva a parlare! «Forza! – lo incoraggiò Top – Parla a Sibillina del tuo problema!». Gianni le spiegò che aveva bisogno di acqua per i suoi campi e le sue bestiole. Sibillina, con un dolce sorriso, batté il piede al suolo, ma… non si trattava di un piede: era uno zoccolo di capra, che con un sol colpo sull’aspro terreno fece zampillare acqua chiara e fresca, ed aggiunse: «Ti aiuterà Top a preparare l’alveo in cui il torrente potrà scorrere: lavorerete insieme per rendere sicuro e utile il suo percorso. Tanto tempo fa, qui un fiume c’era già, e si chiamava Torbidone: questa sorgente è sempre la stessa ed io sono una delle fate delle fonti, che vivono tra queste montagne e custodiscono le loro acque. Solo questo ti chiedo in cambio del dono che ti faccio: dai al torrente il suo antico nome, ed esso renderà fertili e fruttuosi i tuoi campi e quelli dei tuoi amici, abbevererà le vostre bestie e rispecchierà, cantando, la bellezza di questa terra». Gianni si voltò a guardare l’acqua, poi, rivolto a Sibillina, disse: «Come potrò mai ringraziarti?». Alle sue parole rispose solo il gorgoglio armonioso dell’acqua…

Classi 2A, 2B, 2C

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