Campionato di Giornalismo la Nazione

Lavoro minorile! Ora basta

IL LAVORO minorile costituisce oggi uno dei problemi maggiori del pianeta, soprattutto nei paesi più poveri. La maggior parte dei lavori svolti dai minorenni sono molto duri: lavoro agricolo, tessitura di tappeti, lavoro nelle fornaci di mattoni, lavori casalinghi, nell’industria e nei servizi. Sono molti i bambini e i ragazzi che svolgono lavori rischiosi a contatto con pesticidi e altre sostanze tossiche, e molti di loro muoiono a causa delle pessime condizioni in cui lavorano. Purtroppo la maggior parte ufficialmente nemmeno esiste: appena venuti alla luce, molti neonati non vengono registrati all’anagrafe e restano per tutta la vita “invisibili”, senza nome né cittadinanza (ne spariscono circa 22mila ogni giorno). I dati relativi alla condizione di molti bambini nel mondo sono davvero preoccupanti: secondo l’Unicef circa un miliardo sui 2,2 miliardi di bambini e di adolescenti della Terra non hanno cibo né acqua potabile a sufficienza. Destano apprensione anche le stime di età e quantità dei bambini che lavorano, infatti ci sono più di duecento milioni di bambini ridotti in schiavitù, e la maggior parte di loro hanno meno di tredici anni. Purtroppo molti non si rendono conto di questi problemi sociali poiché avvengono in luoghi lontani dalle nazioni più sviluppate, nei paesi dalla parte sbagliata del mondo, quelli in cui i bambini invece di giocare e andare a scuola passano l’infanzia a lavorare, spesso anche sedici ore al giorno. Uno dei tanti bambini con questa sorte è stato il coraggioso Iqbal Masih, un abilissimo tessitore di tappeti che scappò più volte dai suoi padroni fino a trovare aiuto dagli attivisti del Bonded Labour Liberation Front. Con loro si infiltrò nelle fabbriche clandestine per trovare prove per incastrarne i padroni e liberare i bambini. Il suo impegno indusse gli sfruttatori del lavoro minorile a eliminarlo: Iqbal, dopo aver contribuito alla chiusura di varie fabbriche illegali, venne ucciso dalla cosiddetta “mafia dei tappeti” il 16 aprile del 1995. Come ci insegna Iqbal, possiamo fare del bene anche nel nostro piccolo, il suo esempio infatti ha ispirato altre persone a sostenere associazioni come l’Unicef o Save the Children, che hanno potuto dare così un maggiore contributo. IN ITALIA la tragica vicenda di Iqbal ha ispirato l’autore milanese Francesco D’Adamo a scrivere Storia di Iqbal (EL), un libro per ragazzi molto letto a scuola. In occasione del ventennale della morte di Iqbal, D’Adamo ha poi pubblicato Dalla parte sbagliata (Giunti), un romanzo che vede protagoniste due compagne di prigionia di Iqbal e che, oltre allo sfruttamento minorile, affronta tematiche scottanti come l’immigrazione clandestina e la condizione svantaggiata delle donne in Pakistan.

Classe 2D

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