Campionato di Giornalismo la Nazione

Italia, emergenza lettura

QUALCHE settimana fa l’Associazione Italiana Editori ha presentato i dati sul mercato del libro, insieme a quelli sulla lettura in Italia. Il quadro che ne esce è disastroso: per quanto si pubblichino sempre più libri, in Italia si legge sempre meno. Nel 2016 Il 40, 5% degli italiani con più di sei anni ha letto almeno un libro nell’anno precedente; questo significa, rovesciando il dato, che il 59,5% degli italiani con più di sei anni nel 2016 non ha letto neppure un libro. I lettori più appassionati sono i bambini e i ragazzi, che continuano a leggere più della media nazionale, e gli anziani. Analizzando i dati nel tempo, però, ci accorgiamo che mentre per gli anziani il dato cresce, per i ragazzi, rispetto al 2010, esso appare in calo. Come si può provare ad interpretare questi numeri? Un’ipotesi di interpretazione può partire dall’idea che gli anziani di oggi sono i cosiddetti babyboomers, cioè i figli del boom economico: sono scolarizzati, hanno una buona cultura generale, ma non hanno ancora confidenza con la tecnologia avanzata. Per loro, il libro è ancora un buon passatempo. Viceversa, i ragazzi, che ancora tengono alte le statistiche, un po’ perché sono naturalmente curiosi e appassionati alle storie, un po’ perché frequentano le biblioteche anche come luoghi di ritrovo, un po’ perché la scuola, anche quando non obbliga, stimola, dal 2010 vedono calare la percentuale perché una parte significativa del loro tempo è occupata da altri passatempi tecnologici, come gli smartphone. Un altro elemento da considerare è la crisi economica, che ha costretto molte persone a tagliare le spese non strettamente necessarie. Anche se queste considerazioni possono dare una spiegazione, e anche se l’Italia ha da sempre dati più bassi di altri paesi, serve uno sforzo maggiore per invertire la tendenza, anche per migliorare il livello riguardo all’analfabetismo funzionale, cioè la scarsa capacità di comprendere un testo. LO SFORZO maggiore deve farlo la scuola, perché è l’unico contesto in cui una buona educazione alla lettura può raggiungere tutti, anche i non lettori. Afferma infatti il filosofo Galimberti: “In Italia non leggiamo e siamo agli ultimi posti perché la scuola non funziona e gli insegnanti non sono adeguati. Per leggere un libro ci vuole passione, leggere costa fatica, ci vogliono degli educatori che riescano a motivare e appassionare i ragazzi, gli adolescenti.” In realtà noi, che nella scuola ci viviamo ogni giorno, sappiamo che ci sono realtà in cui si lavora con impegno e passione: speriamo che possano essere sempre di più.

Classe 1B - tutor: Matteo Biagi

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