Campionato di Giornalismo la Nazione

Troppi malati di internet

TEMPO fa è apparsa una notizia impressionante sui quotidiani: un ragazzo di 15 anni, della provincia di Perugia, era stato ritrovato dalla polizia alla stazione ferroviaria di Firenze, in stato confusionale, dopo che era scomparso da casa un paio di giorni prima. Dava ai poliziotti risposte senza logica e non ricordava neanche il proprio nome. In ospedale i medici hanno diagnosticato “dipendenza da internet“. Il ragazzo una volta ripreso, ha confessato di “navigare” tutta la notte, sui social e sulle chat, trascurando completamente la scuola, cosa che gli stava creando problemi con i genitori. La storia di questo ragazzo ci ha fatto riflettere sull’influenza che la Rete ha su tutti nella società: è una vera e propria enciclopedia di informazioni, che permette di condividere con amici, conosciuti e sconosciuti, provenienti da tutto il mondo. Internet è ormai parte dell’identità sociale e personale dei ragazzi delle nuove generazioni e attrae anche gli adulti, ma può rendere schiavi. Molte persone, spesso a causa della mancanza di autostima, dell’incapacità di trovare soddisfazione nelle relazioni con gli altri, di ossessioni e complessi, vengono presi da ansia e panico, se non possono collegarsi ad internet per svariati motivi (non c’è linea, c’è sovraccarico, batteria scarica, ecc..). La dipendenza da internet è chiamata nomofobia (dall’inglese no-mobile), sindrome della disconnessione. Quelli che soffrono di questa malattia, entrano in uno stato di disagio psico-fisico, fino alla depressione. Ma che cosa c’è di così interessante in Rete, da provocare una reazione così assurda? I social danno la possibilità di vivere in un mondo parallelo e irreale, dove tutto appare possibile, più bello e attraente. Sul web si può far finta di essere un’altra persona, si può trovare conforto, svago, distrazione dai problemi reali, che così facendo non vengono risolti e poi ritornano. Non si comunica più a parole, a gesti, ma virtualmente con post, hashtag e immagini prive di emozioni, scambi di sguardi, sorrisi, che vengono sostituiti dalle emoticon, o “faccine”, spesso fraintese e mal interpretate. Si rischia di allontanarsi dalle persone a cui teniamo e di perdere la privacy, in quanto molti soggetti tendono a pubblicare, e a condividere senza filtri, dati sensibili, informazioni e immagini personali, che possono cadere in mano di chiunque. L’abuso dei social network non coinvolge solo i giovani, ma anche gli adulti, che, secondo recenti studi, trascorrono in media 8-9 ore al giorno davanti a uno schermo: in questo modo hanno sempre meno tempo da dedicare ad attività, passatempi più salutari per se stessi e alle vere relazioni con gli altri.

Classe 2D - tutor: Michela Ceccherelli

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