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Il ferro che portò la vita

UN ELEMENTO importante per l’organizzazione del territorio della Montagna Pistoiese è stato quello rappresentato dalle prime manifatture del ferro. Qui erano presenti tutte le condizioni essenziali per l’insediamento di impianti siderurgici: primi fra tutte la presenza di corsi d’acqua e di estesi boschi che fornivano rispettivamente energia idraulica e carbone. QUESTI erano elementi necessari per avviare macchine e fondere ghisa. Attorno alla città di Pistoia erano concentrate le officine e le fabbriche di produzioni specializzate, come armi bianche e da fuoco, ferri chirurgici, chiodi, fil di ferro e utensili in genere. Con l’arrivo nella Montagna Pistoiese della Società Metallurgica Italiana vennero introdotti elementi di grande novità nell’economia locale e, sotto il profilo finanziario, organizzativo, tecnologico, produttivo vennero notevolmente gli impianti preesistenti. Nel 1910 l’ingegnere Luigi Orlando, rampollo della famiglia protagonista del risorgimento industriale italiano, decise di impiantare qui le sue industrie metallurgiche e realizzò il complesso di Campotizzoro che sorse in prossimità dell’area occupata dalla ferriera del Malconsiglio. La localizzazione in questa di stabilimenti di produzione bellica fu favorita da vari fattori: facilità di approvvigionamenti di acqua ed energia elettrica; rapidità dei trasporti per la vicinanza della ferrovia, la disponibilità di manodopera. NEL GIRO di sei mesi gli Orlando costruirono qui non soltanto le fabbriche per la produzione di proiettili, ma anche il vero e proprio paese , provvedendo a tutte le necessità degli operai. Vennero edificato un villaggio di case, l’asilo, e le scuole di vario ordine e grado, tra cui un istituto professionale decisamente all’avanguardia. Venne poi costruita la chiesa, che fu affiancata da un alto campanile che rimandava a quello di Piazza del Duomo a Pistoia, la farmacia e diversi spazi destinati alla ricreazione ed al dopo lavoro. ERA un vero e proprio villaggio operaio del XX secolo e i dipendenti della fabbrica arrivarono da tutta Italia. La guerra in Libia e la Prima Guerra Mondiale dettero un grande impulso alla produzione che salì ancora nel 1940, durante il secondo conflitto mondiale. La produzione ha subito, nell’immediato dopoguerra, una forte crisi, dovuta alla mancanza di richiesta del prodotto. Negli anni successivi l’azienda ha cercato di mantenersi sul mercato producendo una svariata quantità di altri oggetti, dai bottoni, ai tondini delle monete e vi è rimasta fino agli anni ’90 del secolo scorso, quando la produzione a Campotizzoro è cessata del tutto.

Classe 3B

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