Campionato di Giornalismo la Nazione

“Guerra” alla cupidigia

OGGI IN CLASSE lo studio della letteratura ci è stata d’aiuto per riflettere su fatti di grande attualità. Abbiamo letto l’epilogo de «La coscienza di Zeno» di Italo Svevo dal titolo L’ordigno. Il protagonista del libro, Zeno Cosini, ritenendosi ormai guarito dal suo male per il fatto di avere ottenuto enormi vantaggi economici dalla guerra, formula delle considerazioni sulla vita e sul futuro dell’umanità. Parte dal confronto con gli animali, i quali – secondo la teoria di Darwin – si evolvono al fine di rendere il proprio corpo più efficiente per la conservazione della propria specie. COSÌ È STATO in principio anche per l’uomo, il cui organismo è mutato nelle ere passate per essere più funzionale possibile alle necessità della vita. Successivamente, grazie allo sviluppo dell’intelligenza, l’uomo ha cominciato a produrre arnesi come prolungamenti del proprio corpo per eseguire particolari compiti. Quindi l’uomo, per effetto delle capacità intellettuali che lo differenziano dagli animali, ha via via costruito congegni sempre più evoluti a servizio della specie. Questo progresso ha reso indubbiamente la vita umana più comoda, sana e longeva da un lato, ma più malata dall’altro in quanto la società borghese ha fatto proprie modalità connesse all’accumulo della ricchezza e allo sfruttamento di persone più deboli, bisognose o comunque meno scaltre. Il progresso ha due facce, è come un fiume che trasporta alcuni e lascia ai margini molti altri, i cosiddetti vinti di Verga. Svevo inoltre, con un’intuizione geniale per la sua epoca, ci avverte di un grave rischio, quello della possibilità concreta che l’uomo arrivi a produrre un macchinario, l’ordigno appunto, capace di provocare la distruzione dell’umanità stessa. Anche se all’epoca della pubblicazione del romanzo (1923) non era stata ancora inventata la bomba atomica, la catastrofe apocalittica di cui parla Svevo assume oggi il volto delle esplosioni nucleari su Hiroshima e Nagasaki. Questa riflessione purtroppo non è solo storica, ma di estrema attualità perché anche dopo la fine della Guerra fredda, anche dopo il periodo di disgelo, avvenuto a cavallo del nuovo Millennio, in cui gli Stati si sono impegnati per depotenziare i propri arsenali nucleari, oggi si parla ancora di minaccia atomica. E’ IL CASO della Corea del Nord che, sotto un regime apparentemente democratico ma di fatto militare, negli ultimi mesi minaccia di attaccare con missili nucleari gli Stati Uniti. D’altra parte il colosso americano, sotto la guida del neo presidente Donald Trump, accentua il ricorso agli armamenti e propone, per il budget federale 2018, un aumento di quasi il 10 % della spesa militare. Lo stesso esigerebbe dagli Stati alleati! Ma noi ci auguriamo che i Governanti vogliano fare proprio il richiamo alla responsabilità del progresso che abbiamo tratto da Il grande dittatore: «Più che macchinari, ci serve umanità».

Classe 3D

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