Campionato di Giornalismo la Nazione

Mari a rischio per la plastica

IN UN soleggiato giorno di luglio, nuotando nel bel mare pulito e trasparente dell’isola d’Elba, non immaginereste mai di essere immersi in una zuppa di minuscoli frammenti di plastica. Passeggiando lungo la spiaggia al tramonto quante buste, bottiglie e contenitori di plastica testimoniano il soggiorno di turisti sbadati, per niente rispettosi dell’ambiente. Invisibile all’occhio umano, la microplastica ha dimensioni inferiori a 5 mm e galleggia nello strato superficiale dell’acqua marina; è stato stimato che in un kmq si possono trovare da 13.000 a 350.000 frammenti. La microplastica raggiunge il mare direttamente come plastica di scarto da abrasivi e da cosmetici, anche i sacchetti e gli imballaggi, con le correnti, i vortici marini e la degradazione indotta dalla luce e dal calore del sole, possono sminuzzarsi dividendosi in miriadi di frammenti di plastica. LA MAGGIORE concentrazione di microplastica nei mari italiani è stata rilevata tra la Toscana e la Corsica, nel Santuario dei cetacei, un tratto di mare cristallino, ritenuto da sempre un’oasi incontaminata, ove balene, balenottere e delfini vanno a riprodursi. Il parco fu istituito nel 1991 come area marina protetta di interesse internazionale, grazie ad una massiccia concentrazione di cetacei e alla ricchezza di cibo. In una sola ora nell’arcipelago toscano oggi si raccolgono 4 chili di rifiuti, di cui il 73% in materiale plastico. Gli oceani sconfinati non stanno meglio, nel Pacifico c’è un enorme problema: il Pacific Trash Vortex, un’isola di plastica formata da spazzatura galleggiante. In un anno sono 8.000.000 le tonnellate di plastica che finiscono in mare, pari a un camion pieno ogni minuto: gravissime le conseguenze sull’ambiente. Le particelle possono entrare nella catena alimentare dei pesci, in particolar modo di quelli che si nutrono di plancton. Il plancton, infatti, si attacca alla microplastica, così che quando il pesce mangia ingerisce anch’essa. L’inquinamento da microplastica danneggia anche gli ecosistemi a partire dai piccoli invertebrati, che si nutrono di frammenti rischiando di accumularli e non poterli più digerire, numerose specie ittiche sono a rischio estinzione. In alcune zone del Mediterraneo non si trova più il cavalluccio marino, perfino i coralli possono ingerire pezzetti di plastica quasi invisibili. Non differenziare i rifiuti e buttarli senza pensare alle conseguenze in ultima analisi ci danneggia. Che cosa succederà nel futuro se continueremo a inquinare in questo modo? E’ tempo di cambiare! Pensiamoci ogni volta che andremo al mare o mangeremo un bella frittura di pesce.

Classe 2A - tutor: Felicina Ceccotti

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