Campionato di Giornalismo la Nazione

Le prove di coraggio

UNO shot nel web e, nell’era 2.0, si è all’istante ovunque. Le giovani generazioni vivono gran parte della loro vita on line, postano pensieri e foto/video nei vari social network e si collegano al mondo intero. In rete si può trovare di tutto: canzoni, video, giochi, moda e... sfide, che impiegano poco a divenire virali. I giochi che dilagano nei social si chiamano social game, social mode, challenge; spesso sono solo innocue gare di abilità, a volte anche buffe, come il Bottle Flip Challenge, ovvero il lancio roteante di una bottiglietta d’acqua, che deve ricadere in piedi, o del tutto ludiche, come il Mannequin Challenge, cioè restare fermi in posa con un sottofondo musicale; altre volte sono a scopo umanitario (ad esempio l’Ice Bucket Challenge, una secchiata di acqua gelida per sensibilizzare riguardo alla SLA). Infine, purtroppo, alcune sono prove di coraggio, che mettono a repentaglio la salute, se non addirittura la vita. Ricordiamo, per esempio, l’Eraser Challenge, la sfida autolesionistica, la Drink Challenge, sfida a colpi di sorsi di alcool, e la Blue Whale, un selfie-gioco-coraggio in vari step, sino a quello tragicamente letale. Secondo alcune fonti web sarebbero circa 130 le vittime del perfetto dangerous shot nel 2016; l’80% delle vittime è costituito da under 25. Il triste primato va all’India, seguita da Pakistan, USA, Russia e Filippine. La maggior parte dei decessi avviene per lanci da altezze considerevoli e annegamento; seguono i casi mortali dovuti all’attraversamento/ permanenza su binari ferroviari, all’utilizzo di armi e di corrente elettrica, alla provocazione di animali pericolosi. Dunque, cosa spinge un individuo a dare prova con i selfie del suo coraggio (ad una società che non gliela richiede), arrivando addirittura a morire? E cosa se ne fa di quel coraggio una volta morto? Dall’intervista ai nostri coetanei a scuola emerge che tutti sanno cosa siano le sfide social, anche quelle pericolose. Secondo la maggior parte di loro chi si cimenta in tali sfide lo fa per mettersi in mostra e fare divertire, ma anche per eventuali guadagni in denaro. In un’era in cui il web amplifica in modo esponenziale vizi e virtù, forse sempre esistiti, le cause profonde delle sfide pericolose e mortali ‘selfiezzate’ vanno certamente ricercate nella sfera psicologica e sociale: disagio adolescenziale, noia e voglia di adrenalina, ricerca di visibilità e di ‘gloria’, esibizionismo, senso di vuoto, disprezzo della vita, solitudine emotiva...tutto troppo complesso da analizzare e a noi restano in sospeso tante domande. Una cosa è certa: per noi la vera sfida resta vivere. È vivendo che il coraggio prende valore e forma.

Classe 2A - tutor: Francesca Nicosia, Sara Massaro

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