Campionato di Giornalismo la Nazione

Tra cellulari e videogiochi

“BASTA, non se ne può più!” “Almeno a tavola, metti via quel cellulare!” - queste sono le frasi classiche che risuonano quotidianamente nelle orecchie della maggior parte di noi adolescenti. Un po’ stizziti, finiamo con l’ubbidire, ma di lì a poco, nonostante i più buoni propositi, ricadiamo nell’errore. La tentazione è troppo forte: i fischi che si ripetono annunciano i messaggi che si susseguono su Whatsapp e... è necessario tenere il ritmo, far vedere che siamo connessi, che siamo interessati, altrimenti cosa penseranno di noi? Ci escluderanno dal gruppo! No, questo non deve accadere! Che ne sarebbe di noi? Ecco allora che, con una scusa qualsiasi, ci impossessiamo nuovamente del nostro telefonino e clicchiamo a raffica. Non servono lunghi discorsi, sono sufficienti poche parole e neanche ortograficamente corrette, tanto il “T9” penserà a eliminare tutti gli errori! Per fare prima, ricorriamo alle famose “faccine”, che esprimono così bene il nostro stato d’animo. I tick sullo schermo si colorano d’ azzurro: evviva l’sms è stato letto! Ma... perché... non arriva la risposta! La tensione aumenta, gli occhi non riescono a staccarsi dallo schermo, mille pensieri affollano la mente... perché impiegano così tanto tempo a riscrivere!?! Finalmente, il tanto atteso... “bip” arriva: un sospiro di sollievo e un pizzico di soddisfazione attenuano lo stress, ma il benessere è solo temporaneo, perchè subito dopo il gioco ricomincia. Andiamo avanti così fino a sera;: studiamo, svolgiamo i compiti, mangiamo, sempre in compagnia di questo nostro amico speciale; rinchiuderci nella nostra cameretta e messaggiare e chattare per ore e ore oppure divertirci con i videogiochi con la prospettiva di superare il cinquecentesimo livello, diventa il passatempo più atteso. Se facciamo una passeggiata, poco ci importa se il sole sta tramontando o se è spuntato l’arcobaleno, perchè ciò che ci interessa è sapere cosa si dice di nuovo sul gruppo; se siamo invitati ad un compleanno, invece di chiacchierare e scherzare in allegria, ce ne stiamo in religioso silenzio, soli, seppur tutti vicini, persi nei nostri mondi digitali. Se i genitori insistono per portarci a far visita a qualche parente, la nostra prima richiesta è: “Sarà possibile avere la password del wi-fi?”. La tecnologia ha fatto passi da gigante e computer, cellulari e videogiochi finiscono con l’isolarci e col produrre in noi dipendenza al pari delle sostanze stupefacenti. Arriviamo al punto di non poterne più fare a meno e di andare in “crisi di astinenza”! La pratica di condividere tutto sui social ci sta portando all’omologazione e chattare su Instagram, Facebook o altro, oltre ad illuderci erroneamente di essere circondati da uno stuolo di amici e di essere ammirati, nasconde insidie molto gravi, come il cyberbullismo e la pedofilia. La realtà è diversa dal mondo virtuale: senza veri rapporti interpersonali, che stimolino il confronto e che ci facciano crescere, ci ritroveremo sempre più soli e più fragili.

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