Campionato di Giornalismo la Nazione

Piccole mani senza penna

LO SFRUTTAMENTO dei bambini dei Paesi più poveri è stato definito un «segreto di Pulcinella». Questa definizione fa capire che tanti sanno, ma ancora oggi pochi ne parlano. Adesso dopo aver conosciuto la storia di Iqbal Masih (1995) e la storia di Yaguine Koita e Fodé Tounkara (1999) siamo più consapevoli e sensibili riguardo a questo argomento. Sappiamo, infatti, che le nostre magliette, i nostri jeans, le nostre scarpe e addirittura quello che mangiamo (il cacao... e i palloni con cui giochiamo, sono frutto del lavoro di nostri coetanei sfruttati dai grandi marchi. Consapevolezza vuol dire fermarsi un attimo davanti ad una etichetta «Made in Cambogia » o «ade in Banglades» per rivivere le emozioni provate durante la visione del film sulla vita di Iqbal, il bambino che sfidò la mafia dei tappeti. Consapevolezza è apprezzare le piccole ma grandi cose che abbiamo la fortuna di avere: la possibilità di andare a scuola, di possedere libri, quaderni, penne ma soprattutto la libertà di sperare in un futuro migliore. «Nessun bambino dovrebbe mai impugnare uno strumento di lavoro. Gli unici strumenti di lavoro che un bambino dovrebbe tenere in mano sono penne e matite». Iqbal Masih e questa frase sono diventati i simboli della lotta contro il lavoro infantile. Il bambino pakistano all’età di nove anni si rifiutò di continuare a lavorare malgrado le percosse. L’anno dopo cominciò a partecipare a conferenze internazionali, per merito delle quali l’opinione pubblica iniziò ad aprire gli occhi sui diritti negati dei bambini lavoratori. Quest’anno il 16 aprile molti di noi festeggeranno la Pasqua, la stessa festività che Iqbal stava celebrando quel 16 aprile del 1995 quando venne ucciso. «Signori membri e responsabili dell’Europa, è alla vostra solidarietà e alla vostra gentilezza che noi gridiamo aiuto in Africa. Aiutateci, soffriamo enormemente in Africa, aiutateci, abbiamo dei problemi e i bambini non hanno diritti» (tratto dalla lettera scritta da Yaguine Koita e Fodé Tounkara). Il film Il sole dentro racconta la storia vera dei due ragazzi di 14 e 15 anni, che spinti dal desiderio di crescere studiando, si nascosero nel vano carrello di un aeroplano diretto a Bruxelles per portare questa richiesta di aiuto ai potenti dell’Europa. Consapevolezza è non dimenticare la morte dei due ragazzi africani e le condizioni in cui vivono e lavorano i 150 milioni di nostri coetanei, fratelli di Iqbal, Yaguine e Fodé. Imprigionati in stanzette anguste, con poca luce, a rovinarsi ossa e vista, legati alle macchine da lavoro dall’alba al tramonto, a subire punizioni disumane per errori inesistenti, malnutriti dormendo poi nello stesso locale in mezzo alla polvere e se malati abbandonati.

Classe 2D - tutor: Rossella Rispoli, Francesca Valentini, Susanna Amantini

PER LEGGERE LA PAGINA CLICCA QUI