Campionato di Giornalismo la Nazione

L’Inferno delle donne

UNA DELLE CONSEGUENZE PRINCIPALI delle guerre sono: distruzione, miseria, fame, e soprattutto le tante, troppe croci che sorgono nei cuori straziati dal dolore di ognuno. Non fa eccezione la triste vicenda di Ravensbruck, campo di concentramento femminile, l’ inferno delle donne, situato a 90 km a nord di Berlino, sulle rive del lago di Havel. Ci ha colpito sapere che la costruzione di tale complesso venne conclusa nel 1939, lo stesso anno dell’inizio della Seconda Guerra Mondiale. Le guerre sono anche questo: pianificazione, organizzazione e tante ore impiegate per studiare a tavolino la soluzione più razionale e vantaggiosa. Il 27 marzo 2017, nella Sala intitolata ad “Adriana Revere”, presso il Liceo Statale Mazzini della Spezia, Mirella Stanzione ex deportata del lager nazista , ci ha raccontato quella parte della sua vita e di quella di altre donne, come lei, internate a Ravensbruck, monumentale simbolo di una sofferenza tutta al femminile, al tempo del Nazismo. Mirella Stanzione è una sopravvissuta, una delle poche che ancora oggi ha molto ancora da raccontare su questo terribile passato. Aveva solo 17 anni quando fu arrestata con la madre, rea di avere un fratello come Auro, militante partigiano. Non era ancora trascorso un anno, quando vennero trasferite a Bolzano e poi ancora a Ravensbruck, loro destinazione definitiva. Ricorda che, a differenza di alcune altre prgioniere, perse la sua fiducia nel sostegno spirituale che la fede avrebbe potuto darle: l’istinto d sopravvivenza, sempre più rabbioso e tenace, poi la paura, più forte del dolore per la perdita delle persone più care la stavano temprando duramente. Come quella volta che, chiamata dai sorveglianti per il decesso della madre, ebbe d’istinto una reazione che mai si sarebbe aspettata: sollievo nel sapere che quella chiamata non era legata ad un provvedimento punitivo nei suoi confronti. Questo è quello che più ci ha colpito comprendere ciò che ha significato una tale sofferenza: la dissoluzione di tante vite e l’ annullamento del senso più profondo dell’esistenza umana. “Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome, senza più forza di ricordare. Vuoti gli occhi e freddo il grembo, come una rana d’ inverno.

Classe 3I

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