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Writers: artisti o teppisti?

I GRAFFITI sono opere di forte impatto visivo che suscitano giudizi contrastanti tra i cittadini. Come riconoscerne il valore? Ci sono opere importanti a Grosseto? Abbiamo intervistato Mauro Papa, storico dell’arte e presidente del Cedav Fondazione Grosseto cultura. Come distinguere un graffito di valore da u’imbrattatura? «Il graffito di valore non è imbrattato. Nei musei gli esperti d’arte valutano le opere ma in strada sono apprezzate dai ragazzi che quindi decidono di non danneggiarle. Alla Cittadella dello studente l’opera World Wide Trap realizzata nel 2004 da Blu, uno dei più grandi street artist internazionali, non è stata toccata per dieci anni. Ora è quasi cancellata da tempo e agenti atmosferici e sono comparse scritte sopra. Così per l’opera di Zed1 La speranza è una trappola, realizzato due anni fa al Cassero: prima quel muro era pieno di scritte che se ripulite sarebbero state presto sostituite da altre; invece è ancora intatto». Quanto durano i graffiti? «La street art è effimera, le opere spariscono in pochi anni. I writers stessi non vogliono che siano eterne: a Bologna Blu ha distrutto i suoi graffiti perché volevano staccarli ed esporre in un museo». Quanto costa toglierli? «Costa meno destinare spazi alla realizzazione di graffiti piuttosto che ripulire. Esistono dei volontari, i retakers, che cancellano i graffiti a volte senza tener conto che possono essere opere d’arte. La logica di repressione, controllo e sanzione non ottiene nulla, va cambiato il punto di vista. Non si pensa ad esempio che sono più invasivi i cartelloni pubblicitari ». Che messaggi trasmettono? «Messaggi importanti, provocatori, per suscitare nuovi punti di vista: l’atleta sul palazzo dello sport è un numero 1 che in realtà non è nessuno; il graffito Word wide trap nel 2004 denunciava la diffusione omologante del web quando ancora non era percepito così». Come guadagnano da vivere i writers? «Il loro stile di vita non necessita grandi guadagni. Hanno una rete di amicizie così quando lavorano in giro per il mondo non alloggiano in hotel ma preferiscono essere ospitati da amici. Una fonte di reddito sono gadget con immagini delle opere: magliette, stampe, venduti on line». Esiste una scuola di street art? «La scuola è la strada. I writers sono autodidatti. Negli istituti d’arte comincia ad esserci un’apertura. Ci si è accorti che questo linguaggio può essere insegnato e i writers spesso sono disponibili a farlo. Un importante artista di Grosseto, Marco Milaneschi, pseudonimo Sera Kmn, fa dei corsi». Quali zone valorizzare? «Tante. A Roma un intervento al quartiere degradato San Basilio è stato occasione di aggregazione. I writers hanno decorato i palazzi in accordo con gli abitanti. Quest’arte ha valore sociale: non è solo dipingere, ma fare progetti di recupero finalizzati a creare comunità».

Classi 2A, 2B, 2E - tutor: Silvia Nannini, Paola Maria Giangrande, Debora Corridori

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