Campionato di Giornalismo la Nazione

L’eccidio e lo sgarbo

DIECI EX-UFFICIALI e sottoufficiali tedeschi, tutti ultraottantenni, vengono condannati all’ergastolo per il Massacro di Sant’Anna di Stazzema, avvenuta il 12 agosto 1944, dal Tribunale Militare di La Spezia il 22 giugno 2005. La Procura di Stoccarda successivamente ha archiviato l’inchiesta: la decisione è stata motivata con l’assenza di prove documentali comprovanti la responsabilità individuale degli accusati ancora in vita, mettendo così una pietra sopra sui drammatici fatti di quel lontano agosto. Le reazioni italiane sono state di sconcerto e di profonda indignazione. Enrico Pieri uno dei superstiti ha affermato, appresa la notizia, che questa sentenza rappresenta un’offesa per tutte le vittime. Le vittime furono 560, prevalentemente donne, bambini e anziani. I testimoni ricordano che la vita a Sant’Anna era felice e spensierata nonostante la guerra, pareva che lì i fatti più atroci non dovessero arrivare. Raccontano che in quella calda estate c’erano molte persone, che erano «sfollate» dalla costa per cercare rifugio; ricordano che le case di chi ci abitava erano state aperte per accogliere tutti e tutti insieme si viveva, dividendo quanto fosse nelle loro disposizioni. Qualcuno rammenta la sera prima, trascorsa a giocare tra ragazzi….e poi…venne la mattina del 12 a rovinare tutto. I primi ad accorgersi che qualcosa non andava, che c’era qualcosa di diverso , furono gli uomini che dall’alba si trovavano a lavorare fuori nei campi. Si cominciarono a vedere colonne di fumo e si iniziò a sentire per l’aria odore di bruciato. Velocemente rimbalzò la notizia che i tedeschi stavano uccidendo e bruciando tutto. I soldati tedeschi responsabili appartenevano alla 16ma divisione granatieri corazzati «Reichsfuehrer », ovvero quelli «più convinti, più spietati, perché erano quelli della prima ora». Si erano mossi quando ancora faceva buio e tutti dormivano, procedendo con un vero e proprio accerchiamento, rastrellando in modo sistematico ogni casa, ogni angolo di bosco, riunendo chiunque trovassero nei locali abbasso degli edifici e uccidendo con i mitragliatori, le bombe a mano e facendo passare il fuoco su tutto per cancellare anche la memoria di chi avevano ucciso. Il culmine della tragedia si raggiunse verso le 11 di quella mattina quando molti tra anziani, bambini e donne furono raccolti nella piccola piazza erbosa davanti alla chiesa dove furono uccisi, i loro corpi servirono a formare un’alta pira a cui fu dato fuoco. Molti ricordano che le fiamme e il fumo durarono fino al giorno successivo, mentre l’odore nauseabondo rimane ancora oggi nel ricordo dei sopravvissuti. Dalle memorie, dalle carte, dalle immagini presenti nel Museo di Sant’Anna emergono episodi raccapriccianti, di una violenza sadica inaudita a cui tutti noi ci auguriamo di non dovere più assistere.

Tutor: Irene Buzzegoli

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