Campionato di Giornalismo la Nazione

Tutti a lezione di umanità

«STATEVENE a casa vostra!», «ci rubano il lavoro», «prendono 37 euro al giorno», «la rovina dell’Italia». Quante volte abbiamo sentito pronunciare queste frasi per strada, in televisione, in famiglia. Prima per noi erano solo un insieme di parole, ora no: ora hanno un peso che schiaccia le coscienze. Sì, perché quest’anno a scuola abbiamo parlato di mafia, legalità, guerra; abbiamo incontrato Libera, l’Anci, Emergency; abbiamo dialogato a lungo con due giovani immigrati che hanno trovato salvezza in Italia… e siamo cambiati. ABBIAMO IMPARATO a pensare. Il nostro paese è il più accogliente d’Europa? Da noi arrivano gli immigrati respinti dagli altri Stati? Bene, noi ne andiamo fieri. Non c’è vergogna in questo, non ci rende gli «ultimi della classe », ma i primi. C’è voluto un “grazie” pronunciato ripetutamente e con il cuore da Daniel, uno dei rifugiati politici incontrati a scuola, per farci sentire orgogliosi della nostra Italia. Mai ci era capitato prima. E se domani ci svegliasse il boato di una bomba? E se scoprissimo che le nostre case, la nostra scuola sono diventate un cumulo di macerie? Cosa faremmo? È semplice: prenderemmo il nostro zaino, come ogni mattina, e ci infileremmo alla rinfusa non i libri di scuola e un panino, ma qualche vestito, del cibo, i soldi, dei ricordi a noi cari e poi via, fuggiremmo, con la paura e la speranza come compagne di viaggio. No, non per andare a scuola, ma per scappare dalla morte. Di chi è la colpa? Siamo troppo giovani per saperlo. Anche se crediamo che voi adulti un’idea ce l’abbiate… Ringraziamo la sorte che ci ha fatti nascere in un paese senza guerre. Ad altri è andata peggio. Per tornare ai luoghi comuni, potremmo ribattere con «gli altri siamo noi», «il mondo gira», «la diversità è ricchezza», ma a noi non interessano le frasi fatte; sulla nostra bandiera ci sono scritte solo due parole: diritti umani. Non sono un optional riservato ai più fortunati, vanno garantiti a tutti. Cari adulti, attenti a come parlate. CHE MESSAGGIO ci state inviando? Prima ci raccontate di muri della vergogna che il buon senso ha fatto abbattere, poi ci date in mano i mattoni per costruirli. Noi non vogliamo edificare muri ma ponti! Non ci riferiamo solo ai muri in cemento, ma anche a quelli che abbiamo dentro di noi, i più resistenti, quelli dai quali nasce il mostro del pregiudizio L’emigrazione è un problema, è vero, ma per chi a causa di essa è costretto a stravolgere la sua vita… se ancona gliene resta una. Alzi la mano chi ha il coraggio di rimanere impassibile di fronte a questo dramma. Noi no.

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