Campionato di Giornalismo la Nazione

Nuovo Vs Antico

L’ANSIA DI modernità e di nuovo ci pone in accelerazione, tanto da proiettare l’idea di bellezza in tutto ciò che ancora dovrà avvenire e attuarsi. Sarà preferibile la proposta di domani, la formula chiave, il prodotto più innovativo e funzionale che ricerche scientifiche e tecnologiche in ogni campo propongono. Così siamo affascinati al pensiero di un progressivo miglioramento e, immaginando una realtà che non c’è, desideriamo oltre che ‘oggetti,’ sistemi, modi di fare e agire che semplifichino la nostra vita e la rendano qualitativamente migliore. Certamente il nuovo ha prodotto dei vantaggi innegabili nel corso della storia umana dall’invenzione della ruota fino a giungere alle ultime alchimie dell’informatica senz’altro utilissime. Ciò spinge ogni generazione a prendere le distanze dal passato, a leggerlo come superato e ormai concluso, sebbene poi esplori certi saperi, cultura e tradizioni e ne comprenda la sorprendente attualità. Basti pensare alla riscoperta di antiche tecniche agricole, o ancora alla sapienza culinaria che nasconde millenni di storia, o al bagaglio di valori dietro ogni conoscenza e competenza umana. Rimane quindi aperta la questione tra antico e nuovo e non si può prevedere un rifiuto totale del passato e giudicare vecchio ciò che un tempo nemmeno troppo lontano era ritenuto all’avanguardia. Se comunque consideriamo il passato antiquato, a contrasto abbiamo anche timore del futuro. Per questo, pur consapevoli che tutto scorre, ci affidiamo ancora ad abitudini o modelli collaudati per vivere nel presente, nel timore di modificare ciò che ha definito la nostra esistenza in archi di tempo lunghissimi, sebbene poi la novità entri di prepotenza nelle nostre vite, come accade oggi per gli smart, ieri per la televisione, nel primo novecento per l’auto o il cinema. Il nostro smarrimento di fronte al progresso è giustificato quindi dal timore che abbiamo per la novità o meglio dei suoi effetti? Beh, certo inquieta l’idea ad esempio del cibo sintetico, o ancora di intelligenze artificiali, perché siamo impreparati , insicuri di fronte a ciò che non conosciamo ed è nuovo, così si spiegano le chiusure, la custodia di certi modi di essere e agire che non provochino dubbi o contraddizioni. Tuttavia non si possono impedire i mutamenti e rimanere immobili è un’utopia, nonostante il prezzo pagato per il cambiamento sia stato talora alto, come gli strumenti di distruzione di massa realizzati hanno tristemente dimostrato. Gas serra, inquinamento, terra dei ‘fuochi’ sono solo alcune delle stimmate che segnano il corso della storia umana che davvero verrebbe da chiedersi se è giusto dare corso a questa inarrestabile ‘fiumana’ e fiducia nel futuro. Forse sì, vale la pena nutrire speranza ottimistica del nuovo, forse può darci la possibilità di correggere finalmente quanto di irrisolto c’è ancora nella nostra realtà. Allora dovremmo cambiare in positivo eliminando ciò che non va e conservare ciò che può salvarci dalla distruzione totale, senza aspettare un nuovo big bang che rimetta in discussione l’universo intero.

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