Campionato di Giornalismo la Nazione

Medici alla “Playstation”

LA CURIOSITÀ e il desiderio di capire e di sperimentare senza dare nulla per scontato sono gli elementi necessari per arrivare a “fare ricerca”. Almeno così è stato per il dottor Leonardo Ricotti, ingegnere bio-medico e giovane ricercatore della Scuola Superiore Sant’Anna, in servizio all’Istituto di Biorobotica di Pontedera. Intervistato da noi alunni della classe 2C dell’istituto comprensivo «Ilaria Alpi» di Vicopisano, di fronte alla domanda «Quali ostacoli ha incontrato nella sua carriera di ricercatore?», ha risposto: «In Italia bisogna lavorare tanto; a differenza di altri Stati, i ricercatori però sono forse più creativi in quanto devono darsi da fare per trovare i fondi». In effetti, la ricerca in ogni campo ha bisogno di molti finanziamenti senza i quali è impossibile procedere. Ma quali sono le sfide della robotica in chirurgia? «Il vero obiettivo – ha continuato Ricotti – è quello di miniaturizzare i robot fino alla scala delle cellule», cioè essere in grado di realizzare robot microscopici, più piccoli di un granello di sabbia, per curare tumori di difficile asportazione come quelli del pancreas e del cervello. Esistono ad oggi robot usati in chirurgia come il famoso Da Vinci, costruito con “bracci robotici” comandati da un chirurgo che, mediante una consolle dedicata provvista di joystick, opera il paziente. Esso al momento è usato in modo estensivo solo per certi tipi di operazioni, ad esempio per la chirurgia della prostata, ma in futuro si prevede un incremento del suo utilizzo anche in altri ambiti. Altri esempi di robot terapeutici sono i dispositivi robotici impiantabili o organi artificiali. In questo ambito è molto importante la ricerca di materiali biocompatibili che possano essere usati senza rischi di reazioni «immunitarie da corpo estraneo». Oggi esempi di questi dispositivi sono protesi bioniche come ad esesmpio la mano artificiale prodotta proprio nei laboratori del Sant’Anna. MOLTE le riflessioni che dall’intervista sorgono spontanee, ma non hanno una risposta univoca: l’avvento della tecnologia in relazione ai posti di lavoro, la portata sociale delle scoperte e l’influenza psicologica dei robot nella vita quotidiana. Comunque si pensi, ciò che conta è che l’evoluzione tecnologica deve andare avanti, ma facendo in modo che i robot possano essere di aiuto per creare una società più avanzata, ma anche più equa. «Per diventare “innovatori” è necessario un duro impegno multidisciplinare – ha detto il nostro relatore – perché tutte le materie convergono alla formazione. La creatività inoltre è un notevole punto di forza».

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