Campionato di Giornalismo la Nazione

Musica, alfabeto dell’anima

SE IL FOCUS è la musica, noi ragazzi ci sentiamo subito coinvolti. Anche se i gusti possono essere diversi, unanime è l’apprezzamento: una sorta di simbiosi irrinunciabile a quel sottofondo sonoro che accompagna le nostre giornate. Ascoltiamo ancora prima di nascere e già bramiamo di dire la nostra. Poi ci accorgiamo che non è così semplice, facile, scontato. Spesso comunicare è difficile e lì dove non arrivano le parole, arriva la musica. LE CANZONI di tutti i giorni contengono parole di cantanti che si riferiscono alla loro vita, ai loro stati d’animo, alle situazioni che devono affrontare. Quando noi le ascoltiamo, ci immedesimiamo nel ritmo, nella melodia e le facciamo nostre. «Il bello della musica è che quando ti colpisce non senti dolore», dice Bob Marley; «La musica mentre descrive la realtà, parla anche dei sogni e di come questi riescano a farci viaggiare con la fantasia, dato che sono sempre i sogni a dare forma al mondo», dice Ligabue. Un pericolo è quello di rifugiarsi nella musica per un nuovo isolamento, negazione di una realtà ostile, con le cuffie o gli auricolari per ascoltare. E che dire invece del valore terapeutico della musica. La musicoterapia permette di comunicare, con l’aiuto del terapeuta, attraverso un codice alternativo rispetto a quello verbale partendo dal principio dell’ISO (identità sonora individuale) che utilizza la musica per aprire canali di relazione e una finestra sul mondo interno dell’individuo. Già Aristotele riconosceva all’arte dei suoni particolari campi applicativi. La musica non va praticata per un unico tipo di beneficio che da essa può derivare, ma per usi molteplici, perché può servire per l’educazione, per procurare la catarsi e, infine, per la ricreazione, il sollievo e il riposo dallo sforzo. ECCO che allora ci viene spontanea una riflessione: se la musica si esprime attraverso un codice a tutti comprensibile, è la sola attività umana in grado di abbattere barriere, superare le distinzioni politiche e culturali, colmare contrapposizioni e discriminazioni fra gli individui e i popoli. In un’epoca come l’attuale in cui tornano alla ribalta pericolose rivendicazioni di distinzione, separazione fra io e tu, noi e loro; quando tornano a edificarsi muri, barricate e frontiere, il linguaggio musicale è un ponte ideale con cui stabilire contatti, allargare mondi, accogliere e recepire le differenze. Il suo alfabeto, infatti, non proviene da fuori, non valuta, non giudica da ciò che vede, ma condivide ciò che sente: vive e si propaga attraverso le emozioni. E quelle sì appartengono ad una sola razza, quella umana.

Classi 2B, 3B, 3D

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