Campionato di Giornalismo la Nazione

Storie di gente comune

LA SCRITTURA di sé: più ne parlavamo in classe più eravamo affascinati dal desiderio che hanno molte persone, anche comuni, di parlare di sé, di lasciare una propria traccia. Chissà se esiste un luogo dove sono raccolte le memorie delle persone comuni, ci siamo chiesti. Questa era proprio una bella curiosità e noi, piccoli ma grandi reporter, abbiamo fatto varie ricerche su internet, fino a scoprire, a Pieve Santo Stefano, l’Archivio dei diari e il Piccolo museo! CHE EMOZIONE è stata visitare questi luoghi che custodiscono tante «storie piccole», una accanto all’altra: chilometri di scrittura, migliaia e migliaia di pagine L’archivio è stato fondato nel 1984 da Saverio Tutino, giornalista e scrittore italiano. Quest’ultimo, andando in cerca di funghi e tartufi nella Valtiberina, ebbe occasione d’incontrare il sindaco di Pieve e di proporgli la sua idea, quella di «dare voce a chi non ha voce». Il sindaco appoggiò la sua idea e gli mise a disposizione una stanza per iniziare a realizzare il suo sogno. Quella stanza oggi è una di quelle del Piccolo museo. L’archivio custodisce memorie, diari, lettere e autobiografie di persone comuni, oltre 7500 testi. Ci sono testi che vanno dal 1700, quando in pochi sapevano scrivere, e del 1800, fino alla seconda guerra mondiale. Commenta la direttrice dell’Archivio, signora Natalia Cangi, che le scritture sono “graffiate” come le definisce l’antropologo Pietro Clemente, cioè spontanee, senza correttezza grammaticale. Il pezzo forte però è il Piccolo museo. Questo museo è un percorso sensoriale interattivo e originale, che permette di ascoltare e scoprire scritture di persone comuni. E’ stato inaugurato il 7 dicembre 2013 e la regione Toscana lo ha riconosciuto recentemente come museo di rilevanza regionale. LE STANZE del museo sono colme di voci e parole che riempiono un mondo magico, un mondo speciale: il mondo del diario! Delle voci narranti riempiono il silenzio e rendono affascinante l’atmosfera, le parole dei diari gironzolano sulle pareti della stanza facendo incontrare tra loro persone sconosciute. Nel museo ci sono cinque diari originali cartacei e altri digitali. Il Piccolo museo ospita quattro stanze: le prime due riguardano i cosiddetti «cassetti della memoria» e sono così intitolate: la prima «Il fruscio degli altri» e la seconda «Caro Saverio». Le altre due stanze, molto importanti, sono dedicate a Vincenzo Rabito, cantoniere ragusano autodidatta e a Clelia Marchi, contadina mantovana che rimase vedova dopo poco il matrimonio.

Classe 2F

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