Campionato di Giornalismo la Nazione

Somalia, vivere di speranza

“NON AFFRONTEREI tutto di nuovo, non rifarei mai il pericoloso viaggio che mio malgrado sono stato costretto a compiere. All’epoca avevo solo 17 anni, ero così giovane che non consideravo gli enormi rischi che correvo.” Queste sono le parole di Alì, un rifugiato somalo che vive in Italia da sedici anni, uno dei fortunati che hanno trovato una vita migliore in un paese civile. Altri profughi sono costretti a vivere in capannoni o in edifici abbandonati, altri ancora, dopo aver rischiato la vita lungo il loro viaggio, la perdono qui in Italia. Come quel giovane che è morto in un incendio divampato vicino alle nostre case, nel comune di Sesto Fiorentino. Ma perché così tanti somali abbandonano la loro terra? In Somalia, ex colonia italiana, negli anni ’90 si è scatenata un’opprimente guerra civile che ha gettato il paese nell’anarchia. Proprio per questo assistiamo da anni ad una vera e propria diaspora del popolo somalo. Il signor Alì, che abbiamo intervistato, ci ha raccontato che, allo scoppio della guerra, dopo che il fratello era stato barbaramente assassinato, sua madre decise di vendere tutto ciò che aveva per permettergli di lasciare il paese. Dal ‘93 al ‘96 Alì ha attraversato molti paesi (Kenia, Etiopia, Sudan) per poi stabilirsi in Libia. Un giorno decise di partire per le coste italiane, dove è arrivato insieme ad altri 52 profughi a bordo di un peschereccio, salvato da naufragio certo dalla guardia costiera italiana. “Ho rischiato di restare soffocato nel camion che ci ha trasportati, poi di annegare” queste sono le sue parole sugli ultimi rischi che ha dovuto correre. Approdato a Lampedusa, è stato poi ospite di un centro di accoglienza a Prato, ha trovato un lavoro e ha avuto quattro figli dalla moglie, una donna somala conosciuta a Firenze. Oggi la sua famiglia è sparsa per il mondo: il padre e la madre sono in Svezia, una sorella si trova in Belgio ed un’altra in Canada, e sua moglie è tornata in Somalia. Alì si reputa molto fortunato ed è orgoglioso di essere diventato cittadino italiano. E’ STATA la prima volta che ha raccontato la sua storia ed in alcuni momenti ci è apparso visibilmente commosso, come alla fine, quando gli abbiamo chiesto cosa provasse riguardo alla recente tragica morte del suo connazionale: “Tutti gli immigrati che scappano dal loro paese per motivi umanitari dovrebbero avere la possibilità di vivere in una condizione migliore rispetto a quella che hanno lasciato. Purtroppo, però, a causa delle loro numerose difficoltà politiche ed economiche, non tutti gli stati sono in gradi di aiutarli”. Come non essere d’accordo?

Classi 2B, 2F - tutor: Maria Chiara Flori, Giuseppe Girimonti

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