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La “droga” dei teenager

COME preferiscono trascorrere il tempo libero i ragazzi dagli 11 ai 14 anni? La partita a pallone con gli amici vince ancora su tutto? Un sondaggio condotto di recente fra gli alunni della nostra scuola media ci consegna risultati sorprendenti: il 40% dei ragazzi non riuscirebbe a restare senza cellulare per più di un giorno. Le uscite con gli amici sono ancora apprezzate dai pre-adolescenti, ma quasi nella stessa percentuale (35%) essi amano passare il tempo con pc, tablet e, soprattutto, con il loro smartphone. Gli psicologi parlano di un fenomeno nuovo e sottostimato: la tecnodipendenza, si ritiene che in Italia almeno l’ 8% dei ragazzi ne sia colpito, numero in costante aumento. I social network sono certamente una delle attrattive principali connesse all’ uso di tali strumenti, ma, soprattutto fra bambini ed adolescenti maschi, le applicazioni di gioco per telefonino stanno riscuotendo sempre più successo, al punto da essere diventate un vero e proprio fenomeno di massa. Fra i giochi più diffusi c’è Clash Royale. Questo ed il suo “gemello” - Clash of Clans - sono applicazioni gratuite e all’ inizio hanno una difficoltà di gioco molto bassa. MA PER non perdere la posizione in classifica duramente conquistata, l’ utente è costretto a “presidiare” il campo in continuazione, perché i nemici potrebbero attaccare mentre lui è offline. Andando avanti, però, le sfide diventano via via più difficili, ed il giocatore può solo abbandonare il campo o “shoppare”, cioè pagare per acquistare gli aiuti. Piccole somme, certo, ma in modo continuo. La tecnodipendenza interessa anche ragazzi molto giovani, e non è priva di conseguenze negative. Chi ne è affetto tende a chiudersi in se stesso, rifiutando le relazioni sociali per isolarsi da tutto. La scuola e lo studio perdono di importanza: il gioco online diventa un’ attività pervasiva che domina i pensieri, assumendo un valore primario fra tutti gli interessi. Non di rado è fonte di conflitto con amici e familiari. SE LA SITUAZIONE sta sfuggendo di mano, una parte della responsabilità ricade anche sulla disinformazione dei genitori che spesso sottovalutano le potenzialità dei videogiochi. Soprattutto delle applicazioni per cellulare, considerate “poco dannose” perchè non hanno immagini violente. Qui sta la genialità: queste app sono concepite proprio per non spaventare il baby-utente ne i suoi genitori. In realtà creano facilmente dipendenza. L’ invito è dunque da rivolgere a ragazzi ed adulti: attenzione, il pericolo può nascondersi anche nei giochi all’ apparenza innocui. I nemici non sono gli altri giocatori, ma il gioco stesso.

Classe 2A

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