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Da Caporetto alla vittoria

ECCOLO il 2017: cento anni dall’autunno di Caporetto. E’ la storia di migliaia di soldati come Ungaretti, il fante-poeta, che fronteggiarono il nemico per anni nelle trincee del Carso e quando lo videro arrivare alle spalle gettarono il fucile pensando che la guerra fosse finita. Un evento per ricordare quello che, in Italia si chiama “la disfatta” è stato organizzato dalla ASS.92° BUFFALO in collaborazione con il Museo Etnologico delle Apuane e il Comune di Ortonovo, nei giorni 14-15 gennaio. Sabato 14 la P.azza antistante il Comune è stata “pacificamente” invasa da mezzi militari( della 2° guerra mondiale) e da figuranti. Inoltre, nella sala Consiliare è stata allestita una piccola mostra di cimeli, foto , documenti raccolti con pazienza dagli organizzatori. Nella stessa sala gremita dagli alunni di terza della Scuola Media “Ceccardi” si è tenuta una conferenza a cura dell’Arch. Marselli sul tema: “Caporetto, una disfatta annunciata”. Lo storico locale Elio Gentili ha poi presentato il libro” I combattenti di Ortonovo nella Grande Guerra.”L’incontro si è chiuso con l’intervento di Simonelli su “La storia del fucile 91”. La storia di Caporetto dice molto dell’Italia e degli italiani, ci ricorda Baricco nel suo” Memoriale di Caporetto”, il tenente tedesco Rommel scrive nel suo diario che i soldati italiani si precipitarono su il pendio, trascinando con loro gli ufficiali che vorrebbero opporsi : “Viva la Germania”, gridavano mille bocche. Mentre Ungaretti arrivato al 19°Fanteria pensa questo:” m’accorsi che non c’era coesione: tra i diversi gradi della gerarchia e soprattutto fra truppa e ufficiali c’era un abisso”. Arriverà la riscossa del Piave a restituire l’onore agli italiani. Gli storici europei non avrebbero notato la guerra italiana se non ci fosse stato Caporetto. Seicentomila morti, i soldati gettarono letteralmente le armi e marciarono a ritroso seguiti da un fiume di profughi che abbandonavano tutto ciò che avevano di fronte al nemico. Può capitare, di gettare il fucile, quando combatti in una guerra che non senti tua, perché sei nato in Sicilia e l’Austria non sai nemmeno dov’è. Gli alti ufficiali riuscirono a reagire solo dopo alcuni giorni, arrestando la fuga dei soldati sulla riva del fiume Piave. Quei poveri, sfiniti fanti passarono a guado , con il fucile sulla testa, il Piave in piena. Come tutti sappiamo ci pensò il generale Diaz a risollevare il morale dell’esercito e del popolo italiano in modo tale che i soldati si sentirono in dovere di combattere per uno scopo preciso: difendere la Patria e andare da”Caporetto alla vittoria”.

Classe 3C

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