Campionato di Giornalismo la Nazione

Siamo tutti sulla stessa barca

ALLA MATTINA ci alziamo e pensiamo che forse sarebbe meglio rimanere a casa a dormire, a guardare la TV, a giocare alla playstation oppure a leggere un libro. Ed invece o la sveglia o la mamma o il messaggio del compagno che ci aspetta sotto casa ci spinge, volente e nolente, a prendere quello che ci siamo ricordati di preparare la sera prima e andiamo a scuola. La solita routine, il solito incubo settimanale: lezioni, verifiche, interrogazioni, brevi intervalli, compiti e poco tempo per uscire e divertirci. E poi ci sono sempre loro, gli adulti, genitori e professori, che con occhi puntati pretendono da noi sempre il meglio. “Da voi, mi aspettavo di più”, “Nessuno oggi è preparato?”. Dopo l’interrogatorio della mattina, appena si varca il cancello della libertà, ci attende la classica e ormai scontata domanda che ci annoia e ci innervosisce: “Come é andata oggi?”. E magari proprio oggi abbiamo preso un brutto voto perché il volontario non c’era, é uscito il numero di registro a sorte, non avevamo ripassato e le uniche cose che sapevamo le aveva spiegate il mio compagno. Magari quel giorno dovevamo pensare all’amica che ci ha tradito, svelando un nostro segreto, al compagno che continua a prenderci in giro; quel giorno abbiamo sofferto perché non ci siamo sentiti accettati, capiti e siamo stati esclusi dai giochi e dai divertimenti degli altri. Aggiungiamo anche le delusioni, le ferite o le preoccupazioni non comprese ne’ dai professori che se ne stanno al di là della cattedra immersi nel registro elettronico, mentre lamentano la mancanza di voti; né dai nostri genitori mai contenti dei nostri risultati, sempre impegnati e tormentati dai loro problemi e dal lavoro, che ci assillano sempre con i perentori obblighi: “Devi solo studiare, è il tuo dovere”. A noi lasciano poche soddisfazioni, solo frasi indecise ogni volta che portiamo a casa un voto. Apriti cielo se è inferiore al 6! Noi siamo immersi come bolle di sapone in un mondo di adulti che a volte non ci capiscono. Viviamo metà della nostra vita con l’ansia a farci compagnia per il compito in classe, sopportando lamentele e sfoghi da parte dei professori e, purtroppo, molte volte abbiamo l’impressione di essere considerati i semplici numeri da estrarre da un libro durante le interrogazioni. Fortunatamente però abbiamo i compagni che diventano i nostri amici e i migliori confidenti, oppure che, anche quando non sempre andiamo d’accordo, nelle difficoltà ci sono sempre. In fondo a scuola, in cui ci sentiamo incompresi e non premiati per tutto quello che facciamo, “siamo tutti sulla stessa barca”.

Classe 3A

PER LEGGERE LA PAGINA CLICCA QUI