Campionato di Giornalismo la Nazione

“Io sono dislessico”

LA DISLESSIA è un disturbo specifico dell’apprendimento: riguarda la capacità di leggere in modo corretto, pertanto questo sintomo si manifesta dall’inizio della scuola elementare. Ne esistono diversi tipi: il primo è la dislessia; il secondo è la disortografia, cioè la difficoltà nelle competenze ortografiche e fonografiche; il terzo è la disgrafia, cioè la difficoltà nello scrivere in modo preciso le parole; il quarto è la discalculia, ovvero la difficoltà nello svolgere i calcoli. Questi disturbi non sono causati né da un calo di intelligenza, né da problemi psicologici, ma dipendono dal diverso funzionamento della mente. A scuola abbiamo studiato questo argomento con la psicologa Elena Melchionna, che ci ha parlato di come funziona il cervello di un ragazzo con dislessia e cosa si prova ad esserlo. LA DOTTORESSA ce lo ha spiegato con una metafora: ha disegnato alla lavagna un cervello come fosse una città con all’interno dei garage (le aree cerebrali) aventi dentro delle persone (le informazioni) che per spostarsi vengono caricate su di una macchina (i neuroni) e normalmente raggiungono la destinazione senza problemi, invece nei dislessici si incontrano degli ostacoli sul percorso e quindi devono impegnarsi a trovare strade alternative. Per questo ad un ragazzo dislessico occorre più tempo per raggiungere degli obiettivi perché deve trovare modi diversi per far passare le informazioni da un’area all’altra. Leggere, scrivere e calcolare per la maggioranza di noi studenti sono atti così semplici ed automatici tanto che ci risulta difficile comprendere le difficoltà che invece hanno i nostri compagni con dislessia. Spesso questi ragazzi vengono considerati svogliati e la loro intelligenza spiccata porta a valutazioni come «è intelligente ma non si applica». NEL 2010 è uscita la legge 170 che tutela il diritto allo studio dei ragazzi con questi disturbi e chiede alla scuola di mettere in atto delle metodologie per sostenere questi studenti, dando spazio al loro vero potenziale in base alle loro caratteristiche e trovare più facilmente un loro percorso per esprimere le proprie capacità al meglio. Talvolta accade però che in aula gli altri ragazzi, non conoscendo questo disturbo, si lamentino che i loro co mpagni ricevono aiuti particolari e li prendono in giro senza tener conto dei sentimenti che provano. Dal percorso che abbiamo fatto in classe con la psicologa abbiamo capito che è giusto dar loro questi aiuti perché ne hanno bisogno per avere le stesse opportunità degli altri, perché è come far portare gli occhiali a chi non vede bene, ciò non si può chiamare un privilegio rispetto a chi non li usa, al contrario chi vede bene se mettesse gli occhiali peggiorerebbe la sua buona vista: essere trattati allo stesso modo qualche volta non è opportuno, anzi può essere sbagliato.

Classe 3C

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