Campionato di Giornalismo la Nazione

Educare alle differenze

L’8 MARZO è passato da poco e in relazione alla festa della donna abbiamo approfondito il tema delle differenze di genere. Un anno fa, l’8 marzo 2016, nel 70° anniversario del voto delle donne in Italia, il Parlamento si è impegnato a ricordare le figure delle 21 madri costituenti che, insieme ai 535 colleghi uomini, scrissero la nostra Costituzione e soprattutto ad assumere iniziative per incentivare, in ogni scuola di ordine e grado, programmi educativi basati sul riconoscimento e la valorizzazione delle donne nella storia, nella filosofia, nella scienza e nelle altre discipline umanistiche e scientifiche. IN MODO simile, l’ultima riforma scolastica del 2015, prescrive che ogni scuola assicuri «l’educazione alla parità di genere e la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni’». Ecco che allora la cultura è riconosciuta il mezzo principale per superare il concetto di disparità uomo/donna che, in casi estremi, alimenta l’inaccettabile fenomeno del femminicidio, in allarmante crescita. Partiamo dalle nostre esperienze personali, facendo prima un’utile premessa: nasciamo uomini o donne e questo è il sesso in ambito biologico. Sulla base di ciò la società ha prodotto il sistema dei ruoli, impostando l’educazione di maschi e femmine secondo schemi ben precisi che finiscono per separare nettamente la sfera maschile da quella femminile: questo è il genere come fatto culturale ed educativo. Molti di noi hanno sentito, fin da piccolissimi, le seguenti frasi fatte: «Le bambine non si sporcano con il fango!» rivolte a femmine e «Non piangere come una femminuccia!» per i maschi. A PENSARCI bene è già in esse nascosto il modello educativo che vuole le bambine immagine di grazia e delicatezza e i bambini di forza che si trasformerà in virilità. Anche il colore dei corredini, rosa e celeste, è programmatico; se poi un bimbo vuol giocare con le bambole e una bimba con le automobili, per i loro genitori ciò è motivo di grande preoccupazione. Perchè si preferisce educare per modelli e non assecondando le libertà personali? A CAUSA di un «condizionamento culturale» che finisce per creare disparità fra uomo e donna nella vita quotidiana e nel contesto sociale: la donna, troppo a lungo, è stata definita dal matrimonio e dalla maternità, mentre l’uomo dal lavoro e dalla posizione sociale. Ora abbiamo capito perchè sono ancora eccezioni le donne che diventano manager o che scelgono di fare politica o professioni ritenute tradizionalmente maschili, come ingegnere ma anche elettricista, autista e pilota d’aereo. Spetta alla nostra generazione eliminare questo divario.

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